
I ricercatori hanno analizzato i risultati dello studio ed hanno concluso che, ad esempio, un intervento odontoiatrico può essere eseguito su pazienti che assumono una dosa giornaliera di aspirina solo se il dentista ha valutato il rapporto rischio-beneficio per l’impiego di misure locali rispetto al totale arresto della terapia antiaggregante; per i pazienti che però hanno subito uno stenting coronarico, l’odontoiatra è tenuto a chiedere un consulto cardiologico prima di cessare la terapia con i farmaci antiaggreganti. La co-gestione dei pazienti da parte dei medici è necessaria per la valutazione dei rischi a cui va incontro il paziente.




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