
I farmaci biologici ''sono una risorsa fondamentale per chi ha il cancro, ma se non vengono somministrati con appropriatezza rischiano di togliere speranze ad altri malati. Le risorse sono limitate e occorre essere più pragmatici e impopolari'', spiega il comunicato. Le cosiddette target therapy utilizzano farmaci mirati su bersagli molecolari specifici, risparmiando le cellule sane dall'azione tossica. Per il presidente del Cipomo, Giorgio Cruciani, ''rappresentano sicuramente un enorme progresso in quelle malattie dove si è riusciti ad individuare un bersaglio specifico e dove il blocco farmacologico può determinare veramente un vantaggio di sopravvivenza, mentre nel caso di un'aggiunta ai trattamenti standard, spesso si hanno vantaggi clinici poco significativi a fronte di costi aggiuntivi molto alti e ingiustificati''.

Nel trial DeLLphi-305, aggiungere tarlatamab a durvalumab nel mantenimento di prima linea ha ridotto del 58% il rischio di morte rispetto al solo durvalumab.

Uno studio identifica un asse di segnalazione indipendente dai nutrienti: le mutazioni di ATP6V1B2 possono sostenerne l’attivazione e favorire la proliferazione neoplastica.

Il progetto europeo coinvolge 133 organizzazioni di 29 Paesi e punta a condividere competenze e innovazione in sette aree dell’oncologia, favorendo una maggiore uniformità dell’assistenza e il trasferimento dei risultati della ricerca nella pratica c

Nello studio di fase 3 DeLLphi-305, la combinazione in mantenimento di prima linea ha portato la sopravvivenza globale mediana a 21,1 mesi, rispetto ai 12,7 mesi con il solo durvalumab, nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio
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