
Eppure le donne italiane sembrano non rendersene conto, nonostante gli esempi vincenti delle nostre atlete alle ultime Olimpiadi di Pechino. Lo sport italiano si tinge sempre più di rosa, ma la popolazione femminile è ancora restia all'attività fisica. "Bisognerebbe pensare all'attività fisica come a un vero e proprio farmaco – ha suggerito Maurizio Casasco, presidente della Federazione medico sportiva italiana (Fmsi), che insieme al Coni ha patrocinato l'evento - e spero che possa essere prescritta in maniera personalizzata, in base alle necessità e alle caratteristiche individuali. Per questo è indispensabile uno specialista, ovvero il medico dello sport che integri il suo lavoro con quello del ginecologo".
"L'incremento dell'attività fisica dopo una diagnosi di tumore del seno – ha assicurato Cognetti - riduce del 45% il rischio di recidive e di morte nelle pazienti rispetto a quelle inattive".

Nel trial DeLLphi-305, aggiungere tarlatamab a durvalumab nel mantenimento di prima linea ha ridotto del 58% il rischio di morte rispetto al solo durvalumab.

Uno studio identifica un asse di segnalazione indipendente dai nutrienti: le mutazioni di ATP6V1B2 possono sostenerne l’attivazione e favorire la proliferazione neoplastica.

Il progetto europeo coinvolge 133 organizzazioni di 29 Paesi e punta a condividere competenze e innovazione in sette aree dell’oncologia, favorendo una maggiore uniformità dell’assistenza e il trasferimento dei risultati della ricerca nella pratica c

Nello studio di fase 3 DeLLphi-305, la combinazione in mantenimento di prima linea ha portato la sopravvivenza globale mediana a 21,1 mesi, rispetto ai 12,7 mesi con il solo durvalumab, nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio
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