
Dolore, costipazione, stipsi: circa 6 milioni di italiani soffrono di intestino irritabile, un terzo dei quali, ovvero 2 milioni, presenta una forma grave. Ma nella maggior parte dei casi arrivano tardi alla diagnosi e solo dopo essersi affidati a cure 'fai da te'. Ad accendere i riflettori su questo problema, l'indagine "La sindrome del colon irritabile. Una patologia a rilevanza sociale", condotta dal Censis e presentata presso la sala Nassiriya del Senato. "Di questa malattia, di fatto, trascurata dal Servizio Sanitario Nazionale,- commenta Giorgio de Rita, segretario Censis - si parla poco, è sottodiagnosticata e si hanno poche valutazioni. La prima cosa che emerge è la diffusione del fai da te e o la tendenza ad aspettare per curarsi".
Lo studio è stato realizzato attraverso interviste qualitative a pazienti, uomini e donne, diagnosticati e in cura presso centri specializzati distribuiti tra nord, centro e sud Italia. Ne emerge che circa la metà ha cercato autonomamente informazioni, spesso in rete. L'esordio della patologia avviene in genere in giovane età, ma ci si mettono anni per arrivare a una diagnosi e spesso nel corso di questo periodo si fa ricorso a esami invasivi come la colonscopia. Quanto ai trattamenti, soprattutto in fase di autogestione della malattia, l'intervento più tipico è sull'alimentazione affiancato spesso all'uso di prodotti naturali. Spesso il paziente si abitua a convivere con i sintomi ma la malattia esercita un impatto importante sulla vita quotidiana: la metà degli intervistati ammette un'influenza sulla propria condizione psicologica, anche perché spesso costretto a evitare cene fuori casa e ridurre la propensione ai viaggi.

La diagnosi della malattia celiaca si basa sulla ricerca di anticorpi specifici e, in molti casi, sulla biopsia duodenale. Un articolo pubblicato su JAMA analizza i criteri per identificare i pazienti candidabili a un percorso sierologico, con indica

La rimborsabilità riguarda gli adulti con malattia attiva da moderata a severa che non rispondono adeguatamente alle terapie convenzionali o biologiche, perdono la risposta o non tollerano i trattamenti. Per il Crohn è prevista anche l’induzione sott

Non solo calorie o zuccheri: questi prodotti possono alterare i meccanismi che regolano fame, microbiota e infiammazione. E le conseguenze si riflettono su obesità, diabete e salute cardiovascolare

La ricerca del Policlinico Gemelli accende i riflettori sulla metainfiammazione, un processo invisibile che potrebbe aprire la strada a una prevenzione sempre più precoce
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