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Hpv, quasi mille morti l'anno con 2400 casi

Il 69,3% dei genitori e il 63,8% delle donne sono del parere che i tumori si possano prevenire
Infettivologia

Gli italiani temono i tumori più di qualsiasi altra malattia. Ma un' ampia fetta di popolazione crede nella possibilità di prevenzione anche se, in tema di consapevolezza, ci sono ampi margini di miglioramento. È quanto emerge dal Rapporto del Censis - 'Ko ai tumori da Papillomavirus' - realizzato con il supporto non condizionato di Msd Italia, presentato oggi, a un giorno di distanza dall' International HpvAwareness Day e a due anni dal precedente studio. Il Rapporto analizza gli atteggiamenti nei confronti delle patologie tumorali legate all' Hpv e le strategie di prevenzione adottate attraverso un' indagine su due diversi campioni: uno composto dai genitori e uno da sole donne. Nel dettaglio, i tumori risultano le patologie più temute in assoluto sia dai genitori (65,9%), sia in particolare dalle donne (66,9%). Più delle demenze (temute dal 39,6% dei genitori e dal 42,8% delle donne), delle malattie che causano la non autosufficienza fisica (rispettivamente, dal 33,3% e dal 32,8%) e anche delle malattie cardiovascolari (dal 15,0% e dal 9,6%).

Tuttavia - secondo la ricerca illustrata da Ketty Vaccaro, responsabile dell' area welfare e salute del Censis - il 69,3% dei genitori e il 63,8% delle donne sono del parere che i tumori si possano prevenire. Questa consapevolezza è però meno diffusa tra le persone con più bassi livelli d' istruzione (54,9%).Tra le strategie di prevenzione vengono segnalati prima di tutto i controlli medici e diagnostici preventivi (indicati dall' 80,3% dei genitori e dall' 84,0% delle donne), poi la sana alimentazione (il 73,4% dei genitori). Dai dati emerge che in questi primi mesi del 2019 è aumentato il numero di genitori che conoscono il Papillomavirus: dall' 85,1% del 2017 all' 88,3%. La conoscenza è più diffusa tra le donne (94,8%) e tra le persone con un livello d' istruzione superiore (91,4%). La consapevolezza però è migliorata solo parzialmente. Solo la metà dei genitori sa che l' Hpv è responsabile di altri tumori oltre a quello del collo dell' utero. Solo il 42,6% sa che il virus è responsabile dei condilomi genitali. E un terzo dei genitori (31,9%) pensa ancora che sia un virus che colpisce esclusivamente le donne.

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Tra le fonti d' informazione indicate dai genitori prevalgono internet (26,7%), i dépliant e le campagne informative (26,3%), i servizi vaccinali delle Asl (25,6%). Tra i professionisti sanitari vengono citati maggiormente il ginecologo e il medico di medicina generale (24,8%). Oltre alle campagne informative (31,1%), le donne fanno più ricorso al ginecologo (30,7%). Nel confronto con la precedente rilevazione del 2017, i media perdono peso. Quelli tradizionali vengono indicati dal 40,1% dei genitori (erano il 44,2% nel 2017), mentre internet e i social network dal 26,7% (erano il 30,7%). Cresce la percentuale di genitori che citano come fonti informative i professionisti sanitari (dal 39,1% del 2017 al 53,2% nel 2019) e il servizio vaccinale delle Asl (dal 21,8% al 25,6%).

Il Pap-test è uno strumento di prevenzione da tempo entrato a far parte dei comportamenti abituali delle donne italiane. È conosciuto dal 90,2% dei genitori e dal 94,6% delle donne. Il 50,8% dei genitori conosce l' Hpv-test. L' 87,1% delle donne afferma che il proprio ginecologo ha consigliato il Pap-test. Il 58,9% è stato sensibilizzato sull' importanza di trattare l' infezione da Hpv perché può causare il tumore al collo dell' utero. Solo al 35,7% è stato consigliato di effettuare l' Hpv-test. Il 40% delle donne riferisce di aver ricevuto informazioni puntuali sull' Hpv, le modalità di trasmissione e i rischi conseguenti.

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