
Indagine Censis: il 69,9% di chi soffre di emicrania non riesce a fare nulla in quei momenti, e il 58% vive nella costante paura dei sintomi
Colpisce l' 11,6% degli italiani, ma è tre volte più frequente tra le donne (il 15,8% contro il 5% dei maschi). E gli attacchi possono essere 'paralizzanti': il 69,9% di chi soffre di emicrania non riesce a fare nulla in quei momenti, e il 58% vive nella costante paura dei sintomi. Ma solo il 36,7% la considera una vera e propria patologia. E se il 41,1% dei pazienti si rivolge al medico dopo più di un anno dall' esordio, il tempo medio per arrivare alla diagnosi è di 7 anni. E' quanto emerge dalla ricerca 'Vivere con l' emicrania', realizzata dal Censis con la sponsorizzazione di Eli Lilly, Novartis e Teva. L' emicrania, secondo l' indagine, tende a essere sottovalutata e spesso rimane non diagnosticata e non trattata. Il 36,7% degli stessi pazienti ammette di aver derubricato il proprio mal di testa come un disturbo normale di tanto in tanto, il 28,7% lo ha considerato un problema passeggero e l' 8% un lieve fastidio.
Il 49,6% afferma che il ritardo nel rivolgersi al medico è dovuto all' iniziale capacità di tenere sotto controllo il disturbo attraverso l' assunzione di farmaci da banco.
Il ricorso al medico non sempre è immediato. Se il 41,1% dei pazienti ha aspettato più di un anno, oltre il 20% ha atteso 5 anni o più. E solo il 13,6% ha consultato il medico appena i sintomi si sono palesati. Il ritardo è causato dalla tendenza a minimizzare il problema, legata alla difficoltà di associare al mal di testa un potenziale pericolo concreto per la salute. I pazienti si dichiarano in larga maggioranza (oltre l' 80%) molto o abbastanza informati sull' emicrania. I professionisti sanitari sono la fonte più citata (83,7%), in particolare il neurologo (48,6%). Ma non è modesta la percentuale di quanti indicano internet come fonte informativa (43,2%). I pazienti non esprimono però un giudizio nettamente positivo sulle informazioni in loro possesso: il 45,2% segnala di aver ottenuto tutte le informazioni di cui aveva bisogno, ma il 49,1% è insoddisfatto. E l' accesso ai farmaci è gratuito solo per una minoranza. Nel caso della terapia sintomatica, i pazienti ricorrono in misura maggiore (82,3%) alla somministrazione di analgesici/antiemicranici soggetti a prescrizione (in quasi la metà dei casi di tratta di triptani), mentre il 31,8% utilizza medicinali da banco.
L' adesione a una strategia di prevenzione dell' attacco emicranico riguarda il 61% dei pazienti ed è più comune tra quelli cronici (71,8%). I farmacisoggetti a prescrizione sono stati ottenuti in gran parte attraverso il Servizio sanitario nazionale, ma solo per il 19,5% in modo totalmente gratuito, mentre per il 42,7% attraverso il pagamento del ticket. Il 37,8% invece ha affrontato i costi totalmente 'out of pocket'. Complessivamente, poco più del 30% dei pazienti usufruisce delle cure dei Centri dedicati al trattamento delle cefalee. In particolare, vi si rivolge il 50,4% di chi soffre di emicrania cronica e il 35% delle donne. Più del 55% individua nello specialista il proprio interlocutore primario e il 25,5% fa riferimento al proprio medico di medicina generale. Se per quasi il 90% la malattia è sottovalutata socialmente, tra le priorità segnalate dai pazienti c' è il miglioramento della formazione dei medici su questa specifica patologia (61,2%).
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