
Un editoriale su The Lancet riporta al centro le patologie del fegato. Giannini (SIGE): “Serve un cambio di strategia nelle politiche sanitarie”
In Europa, ogni giorno, 780 persone muoiono di cirrosi o tumore del fegato. Non per fatalità, ma per fattori di rischio ben noti e, almeno in parte, evitabili: alcol, obesità, sedentarietà. Eppure, le malattie epatiche restano ai margini delle grandi strategie sanitarie globali. A denunciarlo è un editoriale pubblicato il 9 maggio scorso su The Lancet, che richiama le conclusioni della seconda Commissione EASL–Lancet (Associazione europea per lo studio del fegato).
Il mancato inserimento nelle strategie globali
La Commissione EASL–Lancet, nata con l'obiettivo di ridisegnare le politiche sociosanitarie a tutela della salute epatica, fotografa una realtà scomoda: le malattie del fegato sono ancora oggi la seconda causa di perdita di anni di vita lavorativa in Europa, superate solo dalla cardiopatia ischemica. Un primato che già la prima edizione della Commissione, nel dicembre 2021, aveva messo in evidenza — e che nel frattempo non è migliorato.
Il paradosso è che si tratta in gran parte di patologie prevenibili. Alcol, sovrappeso e inattività fisica sono i principali responsabili e sono gli stessi fattori che alimentano molte altre malattie non trasmissibili. Eppure, nel dibattito pubblico e istituzionale, il fegato continua a ricevere un’attenzione piuttosto bassa rispetto al peso reale del problema.
Il rischio obesità
Il quadro italiano merita un’analisi a parte. Secondo le proiezioni demografiche e sanitarie citate nel documento, entro il 2050 tra il 60 e il 70% della popolazione adulta italiana potrebbe trovarsi in condizione di sovrappeso o obesità. Un dato che non riguarda solo la bilancia, ma che ha ricadute dirette sulla salute epatica.
L’eccesso ponderale è il principale motore della malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica (MASLD): una condizione spesso asintomatica per anni, che avanza senza dare segnali evidenti fino agli stadi più gravi. Se non si cambia rotta, questa patologia è destinata a trasformarsi — avverte la SIGE — in una vera emergenza sociale ed economica.
Il costo di arrivare tardi
"Il fegato non può più essere la "sentinella muta" dei fallimenti delle politiche alimentari e sociali". A dirlo senza mezzi termini è il professor Edoardo G. Giannini, presidente della SIGE, che richiama l’attenzione su un cambio di paradigma ormai non più rinviabile: spostare il baricentro dalla cura alla prevenzione.
"L’approccio più efficace, sia sul piano sanitario sia su quello economico, è concentrarsi sulla prevenzione delle malattie epatiche non trasmissibili e sulla diagnosi precoce della fibrosi, piuttosto che intervenire quando la malattia è già manifesta", sottolinea. Un principio che, alla luce dei numeri, assume un valore ancora più evidente: intervenire tardi significa pagare un prezzo molto più alto, in termini di mortalità, qualità della vita e sostenibilità dei sistemi sanitari.
La sfida della prevenzione
Secondo Giannini, in Italia serve un salto di qualità nelle politiche di prevenzione, a partire da una maggiore consapevolezza sui rischi legati agli alimenti ultra-processati. «È necessario sensibilizzare la popolazione sui possibili danni per la salute dell’apparato digerente e promuovere con decisione stili di vita sani», evidenzia.
Il legame tra dieta industriale, sedentarietà e malattie del fegato è infatti sempre più documentato. Intervenire su questi fattori — osserva il presidente SIGE — significa non solo ridurre il peso delle patologie epatiche, ma generare benefici diffusi sull’intero stato di salute della popolazione, in linea con una visione integrata di one health.
L’appello
La richiesta, sostenuta dalla SIGE, è quella di un riconoscimento più forte a livello internazionale. L’integrazione delle malattie epatiche nelle strategie globali contro le malattie non trasmissibili, oggi ancora assente, rappresenta un passaggio decisivo per orientare investimenti e politiche sanitarie. "Solo attraverso una reale implementazione delle evidenze scientifiche in azioni sociosanitarie concrete potremo proteggere la salute delle future generazioni", conclude Giannini.
La Giornata del Mal di Testa ha rilanciato l’allarme di neurologi e specialisti, SISC e SIN: “Serve agire precocemente per evitare la cronicizzazione
Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale richiama il rischio di “20 sistemi diversi” sul suicidio medicalmente assistito. Intanto il confronto parlamentare resta difficile e le Regioni iniziano a costruire modelli organizzativi differenti
Farmindustria richiama il peso crescente dell’innovazione oncologica: quasi il 40% della pipeline globale riguarda i tumori. Crescono trial clinici, AI e telemedicina, mentre aumenta il numero di pazienti che convivono a lungo con la malattia
Uno studio dell’Università di Bologna evidenzia come il progressivo abbassamento dei valori e le differenze tra linee guida possano influenzare percezione dei pazienti, scelte cliniche e ricorso alle cure
La malattia colpisce 1 adulto su 4. In vista del World Liver Day del 19 aprile, gli esperti richiamano alla prevenzione e alla diagnosi precoce
Oltre il 77% dei ricoverati ha più di 70 anni e quasi la metà dei reparti è in overbooking. Per gli internisti il problema non è emergenziale ma legato a organizzazione e territorio.
La Commissione sull’Obesità Clinica raccomanda un nuovo approccio, con più sfumature, nel quale vengono usate in aggiunta al BMI anche delle misure del grasso corporeo
Commenti