Canali Minisiti ECM

Malattie epatiche, un’emergenza ancora sottovalutata

Medicina Interna Lucia Oggianu | 18/05/2026 09:29

Un editoriale su The Lancet riporta al centro le patologie del fegato. Giannini (SIGE): “Serve un cambio di strategia nelle politiche sanitarie”

In Europa, ogni giorno, 780 persone muoiono di cirrosi o tumore del fegato. Non per fatalità, ma per fattori di rischio ben noti e, almeno in parte, evitabili: alcol, obesità, sedentarietà. Eppure, le malattie epatiche restano ai margini delle grandi strategie sanitarie globali. A denunciarlo è un editoriale pubblicato il 9 maggio scorso su The Lancet, che richiama le conclusioni della seconda Commissione EASL–Lancet (Associazione europea per lo studio del fegato).

Il mancato inserimento nelle strategie globali

La Commissione EASL–Lancet, nata con l'obiettivo di ridisegnare le politiche sociosanitarie a tutela della salute epatica, fotografa una realtà scomoda: le malattie del fegato sono ancora oggi la seconda causa di perdita di anni di vita lavorativa in Europa, superate solo dalla cardiopatia ischemica. Un primato che già la prima edizione della Commissione, nel dicembre 2021, aveva messo in evidenza — e che nel frattempo non è migliorato.

pubblicità

Il paradosso è che si tratta in gran parte di patologie prevenibili. Alcol, sovrappeso e inattività fisica sono i principali responsabili e sono gli stessi fattori che alimentano molte altre malattie non trasmissibili. Eppure, nel dibattito pubblico e istituzionale, il fegato continua a ricevere un’attenzione piuttosto bassa rispetto al peso reale del problema.

Il rischio obesità

Il quadro italiano merita un’analisi a parte. Secondo le proiezioni demografiche e sanitarie citate nel documento, entro il 2050 tra il 60 e il 70% della popolazione adulta italiana potrebbe trovarsi in condizione di sovrappeso o obesità. Un dato che non riguarda solo la bilancia, ma che ha ricadute dirette sulla salute epatica.

L’eccesso ponderale è il principale motore della malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica (MASLD): una condizione spesso asintomatica per anni, che avanza senza dare segnali evidenti fino agli stadi più gravi. Se non si cambia rotta, questa patologia è destinata a trasformarsi — avverte la SIGE — in una vera emergenza sociale ed economica.

Il costo di arrivare tardi

"Il fegato non può più essere la "sentinella muta" dei fallimenti delle politiche alimentari e sociali". A dirlo senza mezzi termini è il professor Edoardo G. Giannini, presidente della SIGE, che richiama l’attenzione su un cambio di paradigma ormai non più rinviabile: spostare il baricentro dalla cura alla prevenzione.

"L’approccio più efficace, sia sul piano sanitario sia su quello economico, è concentrarsi sulla prevenzione delle malattie epatiche non trasmissibili e sulla diagnosi precoce della fibrosi, piuttosto che intervenire quando la malattia è già manifesta", sottolinea. Un principio che, alla luce dei numeri, assume un valore ancora più evidente: intervenire tardi significa pagare un prezzo molto più alto, in termini di mortalità, qualità della vita e sostenibilità dei sistemi sanitari.

La sfida della prevenzione

Secondo Giannini, in Italia serve un salto di qualità nelle politiche di prevenzione, a partire da una maggiore consapevolezza sui rischi legati agli alimenti ultra-processati. «È necessario sensibilizzare la popolazione sui possibili danni per la salute dell’apparato digerente e promuovere con decisione stili di vita sani», evidenzia.

Il legame tra dieta industriale, sedentarietà e malattie del fegato è infatti sempre più documentato. Intervenire su questi fattori — osserva il presidente SIGE — significa non solo ridurre il peso delle patologie epatiche, ma generare benefici diffusi sull’intero stato di salute della popolazione, in linea con una visione integrata di one health.

L’appello

La richiesta, sostenuta dalla SIGE, è quella di un riconoscimento più forte a livello internazionale. L’integrazione delle malattie epatiche nelle strategie globali contro le malattie non trasmissibili, oggi ancora assente, rappresenta un passaggio decisivo per orientare investimenti e politiche sanitarie. "Solo attraverso una reale implementazione delle evidenze scientifiche in azioni sociosanitarie concrete potremo proteggere la salute delle future generazioni", conclude Giannini.

Commenti

I Correlati

Al Simposio AFI di Rimini l'industria chiede un tavolo nazionale entro il 2026 per definire regole di valutazione e rimborso

Numerosi studi hanno dimostrato che livelli elevati di hs-CRP sono associati a un incremento indipendente del rischio di eventi cardiovascolari, anche in pazienti con valori lipidici nella norma.

Il presidente Fico: "la piattaforma Sinfonia rafforza il teleconsulto specialistico per i pazienti rari su tutto il territorio”

Ti potrebbero interessare

Le comunità microbiche che popolano l’intestino influenzano l’efficacia e la sicurezza dei farmaci. Una revisione internazionale evidenzia il potenziale della farmacomicrobiomica per rendere le terapie sempre più mirate e personalizzate.

Le società scientifiche portano ad Agenas e al Ministero della Salute un dossier: il 60% dei pazienti ha un'intensità di cura medio alta, ma i decreti li classificano ancora come "a bassa complessità"

Uno studio dell’Università di Bologna evidenzia come il progressivo abbassamento dei valori e le differenze tra linee guida possano influenzare percezione dei pazienti, scelte cliniche e ricorso alle cure

La malattia colpisce 1 adulto su 4. In vista del World Liver Day del 19 aprile, gli esperti richiamano alla prevenzione e alla diagnosi precoce

Ultime News

Più letti