
C'è chi applica sconti del 20 per cento. Il paziente ha il diritto di detrarre l'importo della visita
Come abbiamo più volte riportato su Dottnet, con le nuove norme approvate dalla legge di bilancio 2020, non possono più essere portate a detrazione visite specialistiche private (come quelle del cardiologo, del dentista, dell’urologo, del ginecologo) se pagate in contanti e non con mezzi tracciabili (come carta di credito, bancomat o bonifico). C'è tuttavia da precisare che ancora una volta il collegato fiscale alla manovra del 2020 ha
Detrazioni Irpef
Giova ricordare che dal 2020, le detrazioni Irpef del 19% sulle spese mediche possono essere scaricate dalle tasse solo se il pagamento avviene con modalità tracciabili. Fanno eccezione solo le medicine che si acquistano in farmacia, i dispositivi medici come protesi sanitarie, le prestazioni rese da strutture pubbliche o private, ma accreditate al Servizio Sanitario Nazionale: in questi casi, resta ancora possibile pagare in contanti.
Studio medico privato e Pos: gli obblighi
Lo studio medico privato deve essere dotato di pos per consentire, ai clienti-pazienti, di scaricare la spesa dalle tasse, si legge su Laleggepertutti.it. L’obbligo di dotarsi di un pos, a prescindere dalle detrazioni sulle spese mediche, è ormai in vigore dal 2012, seppure sino ad oggi nessun Governo è riuscito ad approvare anche le relative sanzioni per la violazione di tale normativa. Sicché, se un professionista o un commerciante dovesse rifiutare i pagamenti con carta di credito o bancomat, non potrebbe essere segnalato alla Guardia di Finanza o all’Agenzia delle Entrate.
Potrebbe essere calzante l'esempio del ristorante sprovvisto di Pos: l’orientamento fornito dagli esperti ritiene che, fermo restando il debito, bisognerà dare al cliente la possibilità di tornare in un secondo momento per pagare in contanti senza che il ritardo possa essere produttivo di interessi o altre conseguenze negative per il consumatore.
Attenzione, però, a non cadere in equivoci: l’obbligo del pos grava solo sullo studio medico, mentre il cliente resta ancora libero di scegliere in che modo pagare (se cioè in contanti, con bonifico, assegno, ecc.).
E se lo studio medico non è dotato di pos?
Nel caso dello studio medico privato non convenzionato le cose si complicano: il pos non va predisposto solo per una maggiore comodità nel pagamento da parte del paziente, ma anche per consentire a quest’ultimo di ottenere la detrazione del 19% sulla successiva dichiarazione dei redditi.
Con la conseguenza che, se il medico non dovesse accettare pagamenti con carta di credito o bancomat, il cliente potrebbe perdere i benefici fiscali a fine anno.
Per risolvere il problema alcuni studi medici hanno trovato una soluzione pratica, ma anche illegale: a fronte di un pagamento in contanti (spesso senza fattura) offrono uno sconto del 20%, pari cioè all’importo che, in termini di detrazioni, il cliente perde con il Fisco. Chiaramente, in ipotesi di questo tipo, a commettere l’illecito è il medico che evade le tasse e non anche il paziente il quale resta ancora libero di scegliere se onorare la parcella in contanti o con strumenti tracciabili e, peraltro, non ha alcun potere di imporre l’emissione della fattura.
Il paziente che voglia ottenere le detrazioni fiscali da uno studio medico privato non dotato di pos ha però altre due soluzioni: pagare con assegno bancario oppure con bonifico bancario. L’assegno bancario non può essere negato se non vi sono valide ragioni. Ciò vale, soprattutto, per il bonifico che non implica anche rischio per il professionista.
Il cliente, quindi, può ben allontanarsi dopo la prestazione medica chiedendo di conoscere il codice Iban del professionista ed eseguendo il versamento nel giorno successivo o comunque nel primo giorno utile.
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