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Liste d'attesa, appello sulle prestazioni aggiuntive: specialisti ambulatoriali discriminati

Afiancodelcoraggio Redazione DottNet | 28/03/2025 18:35

Il sindacato richiama il Decreto Legge n. 34 del 31 marzo 2023 e la Legge 30 dicembre 2023, n. 213, che consentono alle aziende del Servizio Sanitario Nazionale di aumentare la tariffa oraria fino a 100 euro

In una comunicazione ufficiale inviata a diverse aziende sanitarie della Regione Campania, il SUMAI (principale sindacato dei medici specialisti ambulatoriali) ha lanciato un forte appello per il riconoscimento di un'equa remunerazione per le prestazioni aggiuntive, evidenziando una marcata disparità rispetto ai dirigenti medici. Il documento, datato 25 marzo 2025 e firmato dal vicepresidente nazionale, Gabriele Peperoni, si rifà alle normative che regolamentano le prestazioni aggiuntive anche nell’ambito dei progetti per riassorbire le liste di attesa.

  

In particolare, il sindacato richiama il Decreto Legge n. 34 del 31 marzo 2023 e la Legge 30 dicembre 2023, n. 213, che consentono alle aziende del Servizio Sanitario Nazionale di aumentare la tariffa oraria fino a 100 euro per far fronte alla carenza di personale e ridurre le liste d’attesa. Il Regolamento relativo alle attività libero professionali degli specialisti, insieme alle disposizioni interne per la libera professione intramoenia, sottolinea l’obbligo di equiparare i compensi tra medici specialisti e dirigenti medici.  

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Il sindacato denuncia la pratica attualmente in uso presso diverse Aziende regionali che prevede una tariffa oraria stabilita in 80 euro per tutti i dirigenti medici – accompagnata tra l'altro da una tassazione agevolata – mentre per i medici specialisti sono previste 60 euro l’ora senza le agevolazioni fiscali. Una chiara discriminazione.  Gabriele Peperoni sottolinea come questa disparità "non solo viola il principio di equiparazione previsto dalla normativa, ma costituisce anche una "illegittima e inaccettabile disparità di trattamento" nei confronti dei medici specialisti. «Intervenire su questo tema – prosegue– significherebbe dare nuova linfa alla specialistica ambulatoriale, mettendola in condizione di rispondere ancor più efficacemente sul tema delle liste d’attesa e delle prestazioni ai cittadini».  

Un aspetto cruciale della questione riguarda il rischio, già in parte concretizzatosi, di una migrazione degli specialisti verso le regioni del Nord Italia, dove le condizioni economiche e lavorative risultano più vantaggiose. Il divario retributivo tra le diverse aree del Paese, unito a una maggiore stabilità contrattuale e a migliori opportunità di crescita professionale offerte da molte Aziende Sanitarie settentrionali, sta spingendo sempre più specialisti a lasciare le regioni del Sud, aggravando la già difficile situazione della sanità locale. Questo fenomeno, se non contrastato con interventi adeguati, rischia di accentuare ulteriormente la carenza di personale qualificato nel Mezzogiorno, con pesanti ripercussioni sulla qualità e la tempestività dell’assistenza sanitaria ai cittadini.  

Nel documento, il sindacato non si limita a evidenziare il problema, ma invita e diffida formalmente le aziende regionali, a provvedere ad horas al pagamento delle prestazioni aggiuntive già rese e di quelle future, garantendo ai medici specialisti la stessa tariffa oraria riconosciuta ai dirigenti medici. «In assenza di un tempestivo riscontro valuteremo azioni legali – conclude Peperoni - con la possibilità di accertare le eventuali responsabilità per il danno erariale derivante dal mancato adeguamento retributivo». Una questione che incrocia le agevolazioni fiscali previste dalla legge di Bilancio e dunque stabilite a livello nazionale.

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