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Dal reparto alla TV: la vita dei giovani pazienti dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano in “Ho preso un granchio 2”

Oncologia Redazione DottNet | 12/12/2025 11:19

Al via la nuova stagione di “Ho preso un granchio 2” realizzata dal progetto giovani dell’INT. Otto episodi in cui si racconta la vita oltre la malattia.

Dopo il grande successo della prima stagione, riconosciuta a livello nazionale come percorso innovativo di supporto ai giovani pazienti oncologici, i ragazzi tornano con nuove storie da raccontare. La serie è diretta dalla dottoressa Maura Massimino e coinvolge la Pediatria Oncologica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Focus centrale del racconto è la cura oltre la terapia. Dall’ascolto alla condivisione, i ragazzi lanciano un messaggio importante: la capacità di vivere la malattia tra sfide, amicizie ed emozioni forti. "Ho preso un granchio 2" è sostenuta da Mediafriends, l’Ente filantropico fondato da Mediaset, Mondadori e Medusa. Otto episodi in cui si evince l’esperienza di ogni protagonista, tra ironia e un coraggio che illumina ogni scena.

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La serie è realizzata con l’autore Cristiano Nardò, il regista Tobia Passigato e il sostegno della Fondazione Bianca Garavaglia ETS. Sarà trasmessa su La5 dal 15 dicembre alle 14.20, dal lunedì al venerdì, e sarà disponibile integralmente su Mediaset Infinity. Inoltre, Cine34 propone il 27 e 28 dicembre una mini-maratona speciale.

Raccontare per ritrovarsi

Questa seconda stagione affronta temi centrali per la vita di ogni giovane paziente: il medicalese, ovvero il linguaggio dei medici, è in alcuni casi incomprensibile. Inoltre, gli effetti collaterali delle cure e i modi per affrontarli, spingono i ragazzi a dover fare i conti con momenti complessi e ostacoli apparentemente insormontabili.

La vita nel reparto è un altro tema protagonista di questa nuova stagione: tra solitudine e complicità, rapporto con i genitori, la scuola da seguire e i ritmi da adattare con la terapia. La C-Card, un piccolo jolly dei pazienti che racconta il potere di scegliere e giocare dentro la malattia.

Anche la sessualità è affrontata nel corso degli episodi, tra difficoltà e ironia i ragazzi portano sul piccolo schermo interrogativi attuali. Un momento è dedicato anche al Natale in ospedale, giorni in cui l’affetto dei propri cari e quello degli amici presenti nel reparto, diventa più forte e caloroso.

Andrea Ferrari, professore e oncologo pediatrico dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, racconta: "Il progetto nasce dall’ascolto. Ogni ragazzo porta la propria storia, le proprie preoccupazioni e i propri desideri. Noi medici impariamo da loro quanto sia importante mettersi al loro fianco, non solo con la competenza medica, ma anche con il cuore. Ogni episodio nasce da un percorso condiviso: la scelta del tema, la scrittura, la sceneggiatura, la recitazione. Dietro la leggerezza e l’ironia c’è un lavoro intenso, un laboratorio di resilienza e di creatività".

Oltre la malattia

"Non vogliamo ridere del cancro", raccontano insieme i ragazzi del Progetto Giovani, "ma ridere dentro il cancro. La nostra ironia disinfetta il linguaggio con cui si parla della malattia, eliminando la retorica".

Questa seconda stagione ha inoltre regalato ai giovani pazienti la possibilità di poter recitare fianco a fianco con ospiti speciali. Dopo il piacevole ritorno di Giovanni Storti, anche Gerry Scotti, Alessandro Betti, Juliana Moreira e tanti altri. I protagonisti, però, restano i giovani pazienti. Ragazzi tra i 15 e 24 anni che, con coraggio e speranza nel futuro, raccontano attraverso la direzione e la recitazione, come affrontare le cure per il tumore e come sconfiggere la malattia senza arrendersi mai.

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