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Influenza H3N2, prudenza senza allarmismi: cosa sta succedendo in Perù e Bolivia

Pregliasco: nessun rischio pandemico, ma l’influenza H3N2 può creare criticità per i soggetti fragili e per i sistemi sanitari.
Sanità pubblica

In Perù e Bolivia sono state introdotte misure di controllo e monitoraggio negli aeroporti per contenere la diffusione del virus influenzale H3N2, nella cosiddetta variante K. Procedure che, per molti, evocano immediatamente i ricordi dell’emergenza Covid. Lo scenario, però, è molto diverso. A spiegarlo è il virologo Fabrizio Pregliasco, che invita alla prudenza ma esclude allarmi ingiustificati.

Non è uno scenario pandemico, ma il virus va preso sul serio

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"Non siamo di fronte a una minaccia pandemica", chiarisce subito Pregliasco. "Qui parliamo di una classica epidemia influenzale. Tuttavia il virus H3N2, nella variante K, ha una spiccata capacità di diffusione, perché ha accumulato numerose mutazioni che gli consentono di eludere in parte le difese immunitarie anche di persone già esposte a virus influenzali negli anni precedenti".

È questa caratteristica che spiega la rapidità di diffusione osservata in alcune aree del Sud America e la scelta delle autorità locali di rafforzare i controlli sanitari nei punti di ingresso del Paese.

Chi sono i soggetti più a rischio

"I fragili restano il principale elemento di attenzione», sottolinea il virologo. «Parliamo soprattutto di anziani, persone con patologie croniche, pazienti con malattie cardiovascolari o respiratorie. In generale, chi segue già terapie continuative può andare incontro a conseguenze più serie anche a seguito di un’influenza", afferma Pregliasco.

Vaccino antinfluenzale efficace contro H3N2

Alla domanda sulla protezione vaccinale, la risposta è netta: "Sì, il vaccino antinfluenzale garantisce protezione anche contro H3N2. La formulazione è stata aggiornata proprio sulla base di questa variante, che monitoriamo da mesi, a partire dalla sua comparsa in Australia e poi in Giappone. Chi è vaccinato ha un’elevata probabilità di non ammalarsi o, comunque, di sviluppare forme più lievi".

Perché alcuni Paesi temono la pressione sugli ospedali

Le misure adottate in Perù e Bolivia vanno lette soprattutto in chiave organizzativa: "In media circa il 5% delle persone colpite dall’influenza sviluppa complicanze tali da richiedere un ricovero", ricorda Pregliasco. "In Italia, una stagione influenzale ‘normale’ conta almeno 4 milioni di contagi all’anno. Questo significa che centinaia di migliaia di persone possono necessitare di assistenza ospedaliera in un arco di tempo molto ristretto. La pressione sui sistemi sanitari può diventare significativa".

Mascherine e comportamenti prudenti, senza ideologia

Accanto alla vaccinazione, resta centrale il tema dei comportamenti individuali: "So che l’argomento richiama immediatamente il periodo Covid", ammette Pregliasco, "ma nei luoghi affollati l’uso della mascherina può essere uno strumento di semplice buon senso, soprattutto per proteggere i fragili. Se imparassimo a considerarla come una misura di tutela della salute e non come un’imposizione, potrebbe avere un impatto positivo, riducendo contagi e pressione su medici e strutture sanitarie".

Sanità pubblica
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