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Medici e odontoiatri liberi professionisti: stessi doveri, meno diritti. La richiesta di AMOlp alle istituzioni

Associazioni

Nel sistema sanitario italiano cresce una contraddizione sempre più difficile da sostenere: mentre gli obblighi burocratici tra sanità pubblica e privata tendono ad uniformarsi, i diritti dei medici e degli odontoiatri liberi professionisti restano fortemente limitati. È su questo squilibrio che torna a intervenire con decisione l’Associazione Medici e Odontoiatri liberi professionisti (AMOlp), chiedendo alle istituzioni politiche e sanitarie un intervento chiaro e strutturale.

Il nodo centrale riguarda l’impossibilità, per i professionisti che operano al di fuori del Servizio sanitario nazionale, di accedere a strumenti fondamentali per la presa in carico dei pazienti: piani terapeutici, certificazioni per patologia e attestazioni per gravidanze a rischio. Strumenti che, secondo AMOlp, non solo migliorerebbero la continuità assistenziale, ma contribuirebbero anche a ridurre le liste d’attesa del pubblico, senza costi aggiuntivi per lo Stato.

Negli ultimi anni, infatti, le differenze operative tra pubblico e privato si sono progressivamente assottigliate sul fronte degli adempimenti. I medici e gli odontoiatri liberi professionisti sono già obbligati a utilizzare le piattaforme del sistema pubblico per l’emissione dei certificati di malattia, sia per i lavoratori pubblici sia per quelli privati. Compilano la ricetta bianca elettronica per i farmaci di fascia C e, a partire da marzo 2026, saranno chiamati ad alimentare il Fascicolo Sanitario Elettronico dei propri pazienti.

Un percorso che, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe favorire l’integrazione dei dati sanitari e una maggiore tracciabilità delle cure. Tuttavia, secondo AMOlp, questo processo di integrazione si è tradotto quasi esclusivamente in un aumento degli obblighi, senza una parallela estensione dei diritti professionali. «Non intendiamo sottrarci agli obblighi di legge – sottolinea l’Associazione – ma non possiamo ignorare un carico burocratico sempre più opprimente, che negli anni ha avuto ripercussioni rilevanti sul piano organizzativo ed economico».

La burocrazia sanitaria, già indicata da numerosi studi come uno dei fattori di burnout tra i professionisti della salute, colpisce in modo particolarmente duro i liberi professionisti, che non possono contare sulle strutture amministrative del pubblico. A questo si aggiunge, denuncia AMOlp, una discriminazione sostanziale: a fronte di doveri sempre più simili, i diritti restano profondamente diversi.

L’esclusione dai piani terapeutici e dalle certificazioni per patologia e gravidanza a rischio viene definita “intollerabile” dall’Associazione. Una dicotomia operativa che appare anacronistica in un contesto sanitario che richiede integrazione, collaborazione e valorizzazione di tutte le risorse disponibili. «Si è tutti medici e specialisti allo stesso modo – ribadisce AMOlp – sia che si operi nel pubblico sia che lo si faccia nel privato».

Dal punto di vista deontologico, la questione è ancora più rilevante. Curare i pazienti con la terapia migliore disponibile non è solo una prerogativa, ma un dovere etico a cui nessun medico può sottrarsi. Limitare l’accesso a strumenti clinici essenziali significa, di fatto, ostacolare questo principio e creare un sistema a due velocità che penalizza sia i professionisti sia i cittadini.

Secondo l’Associazione, consentire ai liberi professionisti di redigere piani terapeutici e certificazioni specifiche rappresenterebbe un vantaggio per l’intero sistema sanitario. I pazienti, che storicamente si rivolgono anche al privato per motivi di fiducia, prossimità o tempi di accesso, potrebbero evitare ulteriori passaggi nel pubblico, alleggerendo le strutture e migliorando la qualità della vita, soprattutto nei casi di patologie croniche o di gravidanze a rischio.

AMOlp guarda ora con attenzione alle iniziative parlamentari in discussione in questi mesi, orientate verso una maggiore equiparazione dei diritti tra medici del pubblico e del privato. L’auspicio è che tali proposte trovino un accoglimento unanime, non solo nel rispetto del lavoro di decine di migliaia di liberi professionisti, ma soprattutto a tutela del diritto alla salute di milioni di pazienti.

In un sistema sanitario sempre più complesso, la sfida non è solo tecnologica o organizzativa, ma culturale: riconoscere che l’equità tra doveri e diritti è una condizione imprescindibile per garantire cure efficaci, appropriate e realmente centrate sulla persona.

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