
La Federazione dei medici chiede di espungere le professioni dagli schemi di intesa e difende la competenza esclusiva dello Stato.
L’autonomia differenziata entra in una delle aree più sensibili dell’assetto costituzionale: l’ordinamento delle professioni sanitarie. Ed è su questo punto che la FNOMCeO interviene con una presa di posizione articolata, chiedendo che la materia "professioni" venga eliminata dagli schemi di intesa preliminare approvati dal Consiglio dei ministri con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto.
Non si tratta di un rilievo marginale. La Federazione richiama esplicitamente la giurisprudenza costituzionale per affermare che l’ordinamento delle professioni – dall’individuazione delle figure ai profili, dagli ordinamenti didattici agli albi – appartiene alla competenza esclusiva dello Stato.
Professioni e Costituzione: un ambito unitario
Nel documento si ricorda che la Corte costituzionale ha più volte ribadito che "l’individuazione delle figure professionali, con i relativi profili ed ordinamenti didattici, è riservata alla legislazione statale".
Il principio è stato confermato in più sentenze, che hanno chiarito come l’individuazione delle professioni, l’istituzione di nuovi albi e la disciplina ordinistica non siano frazionabili su base territoriale.
La FNOMCeO sottolinea inoltre che gli ordini professionali sono enti pubblici nazionali, soggetti alla vigilanza del Ministero competente. La loro disciplina rientra nell’"ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato", materia attribuita in via esclusiva alla legislazione statale.
Il tema, quindi, non è organizzativo ma costituzionale.
Le professioni come garanzia di diritti
La Federazione definisce le professioni sanitarie "la spina dorsale del Paese", in quanto presidiano diritti costituzionalmente tutelati, primo fra tutti il diritto alla salute.
In questa prospettiva, la devoluzione alle Regioni dell’ordinamento professionale potrebbe determinare disomogeneità nei titoli abilitanti, nei requisiti di esercizio e nei sistemi di vigilanza, con effetti non solo interni ma anche sul piano della mobilità europea dei professionisti.
Il rischio evocato non è quello di una semplice differenziazione amministrativa, ma di una frattura nell’unitarietà del sistema.
La richiesta: espungere le "professioni"
La richiesta avanzata è precisa: eliminare la materia "professioni" dagli schemi di intesa preliminare.
Parallelamente, la FNOMCeO chiede di rafforzare il ruolo del Ministero della Salute quale garante dell’uguaglianza dei cittadini davanti al diritto alla tutela della salute, richiamando l’articolo 3 della Costituzione.
L’autonomia regionale, viene sottolineato, non può tradursi in una compressione dell’universalità e dell’equità del diritto alla salute.
Un passaggio delicato per l’assetto del Ssn
Nel processo di attuazione dell’autonomia differenziata, la Federazione esprime "grande preoccupazione" per il rischio che venga compromessa l’unicità del Servizio sanitario nazionale.
L’ulteriore accentuazione delle autonomie regionali in materia sanitaria viene considerata un possibile fattore di incremento delle diseguaglianze già presenti nel Paese.
Al Comitato Centrale è dato mandato di attivare ogni iniziativa di confronto con Governo e Regioni per rappresentare queste posizioni.
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