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Farmaceutica Usa in Italia: oltre 6 miliardi di impatto. Ma la burocrazia frena la ricerca

Farmaceutica Usa in Italia: produzione oltre 9 miliardi e 22mila occupati. Competenze elevate, ma burocrazia e complessità regolatoria limitano la ricerca.
Aziende farmaceutiche

Un settore che cresce, genera valore e occupazione, ma resta frenato da criticità strutturali. È il quadro che emerge dalla presenza delle aziende farmaceutiche statunitensi in Italia, tra forte impatto economico e limiti legati a burocrazia e organizzazione della ricerca.

Produzione e occupazione: il peso delle imprese Usa nel sistema farmaceutico

Nel 2024 il valore della produzione delle imprese farmaceutiche a capitale statunitense ha superato i 9,2 miliardi di euro, pari al 17% dell’intero comparto nazionale. L’impatto economico complessivo sul territorio è stimato in circa 6,3 miliardi di euro, con quasi 22.600 addetti tra occupazione diretta, indiretta e indotta.

Nel periodo 2015-2024 la crescita è stata significativa, con un aumento della produzione vicino al 25% e un incremento dell’occupazione di circa il 20%.

Competenze elevate, ma attrattività limitata per la ricerca

Secondo l’indagine realizzata dalla Luiss Business School e promossa dall’American Chamber of Commerce in Italy, oltre la metà delle aziende intervistate considera l’Italia una localizzazione vantaggiosa, grazie alla disponibilità di tecnologie produttive e competenze di alto livello.

Tuttavia, il 71% del campione segnala criticità strutturali che riducono l’attrattività del Paese per le attività di ricerca, evidenziando un sistema che fatica a valorizzare pienamente il proprio capitale scientifico.

Burocrazia e organizzazione: il vero collo di bottiglia

Il limite principale individuato è la complessità regolatoria, accompagnata da un eccesso di burocrazia che genera inefficienze, in particolare nell’organizzazione e nell’avvio degli studi clinici.

Accanto a questo, emerge un secondo elemento critico: la difficoltà di coinvolgere in modo adeguato il personale medico e di supporto nelle attività di ricerca, nonostante l’elevata qualità delle strutture sanitarie e della comunità scientifica.

Capitale umano e sistema: un dualismo che attraversa la sanità

Il quadro che emerge riflette una dinamica più ampia del sistema sanitario italiano: da un lato professionisti altamente qualificati, dall’altro un contesto organizzativo e amministrativo che ne limita il pieno utilizzo.

È una tensione che si osserva anche nella pratica clinica, dalla medicina generale alle specialità ad alta complessità, dove il tempo disponibile per il paziente e per le attività non strettamente assistenziali risulta sempre più compresso.

In questo senso, il tema non riguarda solo l’attrattività per gli investimenti, ma la capacità complessiva del sistema di tradurre competenze in valore, sia in ambito clinico sia nella ricerca.

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