
Barometro 2025: chi usa meno i servizi digitali partecipa meno a screening e prevenzione. Restano forti differenze territoriali e criticità nella relazione medico-paziente.
Nel Servizio sanitario nazionale la digitalizzazione non è più solo uno strumento di innovazione. Nei fatti rischia di diventare un fattore di selezione nell’accesso alla prevenzione.
È quanto emerge dal "Barometro del patient engagement 2025", che evidenzia un dato netto: tra i cittadini meno abituati a utilizzare strumenti digitali si registra fino al 18% in meno di partecipazione a screening e iniziative di prevenzione rispetto a chi utilizza con facilità portali e servizi online. Un divario che si inserisce in un contesto in cui l’indice medio di digitalizzazione sanitaria si ferma a 46 su 100, segnalando un sistema ancora lontano da una piena maturità.
Digitale e accesso alla prevenzione: il rischio di una selezione implicita dei cittadini
Il dato più rilevante non è solo quantitativo, ma strutturale. L’89% dei cittadini che utilizzano con disinvoltura i servizi digitali si sente coinvolto nelle iniziative di promozione della salute, contro il 71% di chi ha minore familiarità con questi strumenti.
Questo significa che la capacità di accedere al digitale si traduce, sempre più spesso, in una maggiore probabilità di essere intercettati dal sistema sanitario. La prevenzione, che dovrebbe essere universale, rischia così di diventare selettiva, premiando chi è già più attrezzato e lasciando indietro chi ha minori competenze o opportunità.
Il problema si intreccia anche con la capacità del sistema di attivare il contatto. Nel 2025 una persona su quattro dichiara di non aver ricevuto alcun invito a programmi di screening, in aumento rispetto all’anno precedente. Un dato che segnala una difficoltà non solo nell’uso degli strumenti, ma anche nell’organizzazione dei canali di comunicazione.
Divari territoriali e limiti del sistema: la digitalizzazione non è uniforme
A questo si aggiungono forti differenze tra le Regioni. Marche, Trentino-Alto Adige e Abruzzo mostrano livelli più elevati di utilizzo dei servizi digitali, mentre Friuli Venezia Giulia, Molise e Campania registrano i tassi più bassi.
La digitalizzazione, quindi, non solo non è uniforme, ma tende a replicare – e in alcuni casi amplificare – disuguaglianze già presenti nel sistema sanitario. Il rischio è quello di creare una doppia velocità anche nella prevenzione, con territori più attrezzati e altri in ritardo.
Coinvolgimento e qualità delle cure: la relazione resta un fattore decisivo
Il Barometro mette in luce anche un elemento spesso trascurato: il legame tra coinvolgimento del paziente e qualità percepita dell’assistenza. Circa un paziente su quattro riferisce di provare frustrazione o rabbia al termine di una visita. Tra chi non si sente coinvolto nelle decisioni sanitarie, la serenità si manifesta in appena il 12% dei casi, mentre sale al 70% tra chi si sente sempre parte attiva del percorso di cura.
Ogni aumento del livello di engagement riduce del 46% la probabilità di vivere un’esperienza negativa. Un dato che sposta il tema al di là della tecnologia: la partecipazione del paziente non è solo un elemento accessorio, ma incide direttamente sulla qualità dell’assistenza.
Tra innovazione e inclusione: il digitale da opportunità a nuova disuguaglianza
Il quadro che emerge è quindi ambivalente. Da un lato, il digitale rappresenta uno strumento sempre più centrale per migliorare prevenzione, organizzazione e continuità delle cure. Dall’altro, se non accompagnato da politiche di inclusione, rischia di trasformarsi in una nuova barriera.
"Per migliorare la salute degli italiani non dobbiamo cambiare le strategie di prevenzione, ma la cultura dei cittadini", ha osservato Annamaria Colao, docente e titolare della Cattedra Unesco per l’educazione alla salute, indicando nella scuola il primo luogo di intervento.
Il punto, però, è più ampio. In un sistema che si digitalizza rapidamente, la capacità di includere tutti i cittadini diventa una condizione necessaria per non trasformare l’innovazione in un ulteriore fattore di disuguaglianza.
Sentenza passata in giudicato: le Regioni non possono limitarsi a controlli formali sui titoli dei medici stranieri. Fnomceo: decisione destinata a orientare la giurisprudenza.
Dopo i dati AGENAS, i medici di famiglia intervengono: con il nuovo accordo possibili 60 ore al giorno per struttura. Ma l’attuazione resta il vero punto critico.
Monitoraggio AGENAS sul DM 77: meno della metà delle strutture è attiva e solo il 4% è pienamente operativa. Bene COT e assistenza domiciliare, ma restano forti divari territoriali.
Al Ministero della Salute confronto sulla riforma della distribuzione dei farmaci. Più territorio e prossimità, ma resta centrale l’equilibrio tra accesso e sostenibilità.
La menopausa non è una malattia: è una fase naturale che richiede informazione corretta (e scientifica), consapevolezza e uno stile di vita che funziona.
Intesa in Conferenza Unificata. App per studenti, misura sperimentale dal 2026.
Realtà virtuale in classe e formazione diffusa: il progetto Educatamente 2.0 come modello di sanità pubblica.
Commenti