
BRCA1 e BRCA2 non pesano allo stesso modo nei tumori duttali e lobulari
Sapere quale gene è mutato e in quale tipo di tumore al seno può cambiare in maniera radicale le strategie di prevenzione e di sorveglianza clinica, non solo per la paziente ma anche per tutta la famiglia. È quanto emerge da un nuovo studio dell’Istituto europeo di oncologia (IEO), appena pubblicato sull’European Journal of Cancer, che apre nuove prospettive per i test genetici anche nelle donne senza familiarità oncologica.
Due tumori diversi, due profili genetici distinti
Lo studio dimostra per la prima volta che le mutazioni ereditarie dei geni BRCA1 e BRCA2 non sono distribuite in modo uniforme nei due principali tipi di carcinoma mammario invasivo: duttale e lobulare. In particolare, le mutazioni BRCA1, considerate le più aggressive per il rischio oncologico associato, risultano più frequenti nelle pazienti con tumore duttale, soprattutto se giovani e in premenopausa. Al contrario, le mutazioni del gene BRCA2 si concentrano soprattutto nelle donne con carcinoma lobulare.
La metanalisi: oltre 8 mila pazienti analizzate
Il lavoro firmato IEO è una metanalisi che ha preso in esame 12 studi scientifici pubblicati tra il 1998 e il 2025, per un totale di oltre 8.000 donne affette da tumore del seno invasivo, sia duttale sia lobulare. Tutte le pazienti incluse erano state sottoposte a test genetico per le mutazioni BRCA, consentendo un’analisi comparativa solida su larga scala.
I risultati mostrano che la distribuzione delle mutazioni BRCA1 e BRCA2 differisce in modo significativo tra i due principali istotipi di tumore del seno, un aspetto finora poco indagato nonostante l’uso diffuso dei test genetici nella pratica clinica.
Perché BRCA1 e BRCA2 non sono equivalenti
Le mutazioni dei geni BRCA non hanno tutte lo stesso peso clinico. La presenza di una mutazione BRCA1 è associata a un rischio più elevato e precoce di sviluppare un tumore mammario, oltre a un aumentato rischio per altri tumori, come quello ovarico.
La mutazione BRCA2, pur conferendo un rischio oncologico importante, mostra un comportamento biologico diverso e una distribuzione distinta nei sottotipi di tumore al seno. Identificare il gene coinvolto permette quindi una valutazione più accurata del rischio e può orientare in modo più mirato le strategie di prevenzione e sorveglianza.
Le ricadute sulla prevenzione
Dal punto di vista epidemiologico, i carcinomi duttali invasivi rappresentano circa l’80% dei casi di tumore della mammella, mentre quelli lobulari incidono per una quota più limitata, compresa tra il 10 e il 15%. In questo contesto, una caratterizzazione più precisa del rischio genetico associato alle diverse tipologie di tumore assume un rilievo significativo in termini di prevenzione e sanità pubblica.
I dati dello studio pubblicato sull’European Journal of Cancer mostrano infatti che integrare le informazioni istologiche con il profilo genetico consente di identificare in modo più accurato le pazienti a maggior rischio e di rendere più mirate le strategie di screening e sorveglianza. Alla luce di questi risultati, la genetica oncologica appare sempre più chiamata a essere contestualizzata alle caratteristiche del tumore e della paziente, aprendo la strada a una possibile revisione dei criteri di accesso ai test genetici e a un approccio più selettivo e personalizzato alla prevenzione.
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