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Clinical Trials Day, riconoscimenti alle nuove professionalità della ricerca

Ricerca Lucia Oggianu | 22/05/2026 10:32

Premi a Study Nurse, Coordinator e team che innovano la gestione degli studi clinici

Le sperimentazioni cliniche evolvono e mettono al centro nuove competenze professionali. Non solo tecnologie avanzate, ma anche organizzazione, coordinamento e capacità di tradurre l’innovazione nella pratica quotidiana. È questo il filo conduttore emerso durante la seconda giornata del Clinical Trials Day, a Roma.

Promosso dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dall’Ospedale Isola Tiberina-Gemelli Isola, l’evento ha acceso i riflettori su figure come Study Nurse e Study Coordinator, oggi considerate determinanti per la qualità e l’efficacia della ricerca clinica. 

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Le nuove professioni della ricerca

Sono sempre più indispensabili. Le nuove professionalità della ricerca clinica rappresentano il punto di raccordo tra protocolli, pazienti e gestione dei dati poiché garantiscono la qualità del dato, il rispetto dei protocolli e la tutela dei pazienti, elementi chiave per il buon esito degli studi clinici. Un ruolo che va oltre l’esecuzione tecnica e si colloca al centro dei processi organizzativi, diventando essenziale per rispondere alla crescente complessità delle sperimentazioni.

I premi: riconosciute eccellenze individuali e di team

Durante la giornata sono stati assegnati importanti riconoscimenti dedicati alle migliori professionalità del settore. Il premio per il miglior Study Nurse, intitolato a Giovanni Scambia, è stato assegnato a Valeria Amatucci, seguita da Daniela Mercuri e Fabiana Bonetto.

Per la categoria Study Coordinator, il riconoscimento intitolato a Ilaria Biagini è andato a Francesca Garibaldi, con Cristina Graziani e Martina Ventola rispettivamente al secondo e terzo posto. 

A questi si è aggiunto il premio Riccardo Mirarchi dedicato ai team di ricerca: per i trial profit è stato premiato il gruppo guidato da Vanda Salutari, mentre per i no profit quello coordinato da Franco Scaldaferri. 

Innovazione e competenze: una scelta strategica

A guidare questa trasformazione è un equilibrio sempre più stretto tra tecnologia e capitale umano. "L’obiettivo che ci poniamo è lo sviluppo di sperimentazioni cliniche efficaci e precise. È attraverso l’integrazione fra intelligenza artificiale, digitalizzazione e competenze professionali di nuova generazione che possiamo costruire soluzioni personalizzate e mirate per le sfide che ci attendono", afferma Antonio Gasbarrini, ordinario di Medicina Interna dell’Università Cattolica e direttore Scientifico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.

Una sfida che ha anche una dimensione competitiva globale: "è un’evoluzione tecnologica e culturale che non possiamo permetterci di rimandare: significa scegliere se restare protagonisti della ricerca internazionale o uscire dai mercati globali dell’innovazione".

Velocità e semplificazione: le nuove priorità della ricerca

Accanto all’innovazione, emerge con forza la necessità di rendere più efficienti i processi. "La sperimentazione clinica oggi richiede una competitività elevata e una rapidità d’azione che fino a pochi anni fa erano impensabili", spiega Vincenzina Mora, coordinatrice dell’evento e direttrice Operation della Ricerca della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.

Secondo l’esperta, non basta rispettare i protocolli: "occorre ripensare i flussi di lavoro", semplificando la burocrazia, accelerando l’attivazione degli studi e riducendo i tempi di arruolamento. In questo scenario, la collaborazione tra centri diventa cruciale per ampliare l’accesso alle nuove terapie, mentre la partecipazione ai trial offre ai pazienti "una terapia del futuro" già oggi disponibile. 

Il valore aggiunto delle nuove professioni

Il punto di sintesi resta il ruolo decisivo delle nuove figure della ricerca. "È proprio qui che figure come lo Study Nurse e lo Study Coordinator diventano decisive: sono loro a tradurre l’innovazione tecnologica in pratica quotidiana, garantendo che ogni nuovo strumento si traduca in un beneficio concreto per chi partecipa alle sperimentazioni", evidenzia ancora Vincenzina Mora. Un passaggio che conferma come il futuro della ricerca clinica non dipenda solo dalle tecnologie, ma anche dalla capacità di integrarle con competenze sempre più specializzate e orientate al paziente.

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