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Rette RSA e Alzheimer, il Tribunale di Roma chiama in causa anche la Regione: nuova svolta sul rimborso dei costi assistenziali

Sanità regionale Redazione media | 28/05/2026 06:18

La sentenza amplia le responsabilità nel sistema sociosanitario e rafforza il diritto delle famiglie al riconoscimento delle prestazioni sanitarie nei pazienti con demenza grave.

Una nuova decisione del Tribunale di Roma potrebbe modificare in modo significativo il contenzioso legato alle rette delle RSA per persone affette da Alzheimer e altre forme di demenza severa. Con la sentenza n. 7943/2026, depositata il 20 maggio, i giudici hanno riconosciuto per la prima volta una responsabilità diretta della Regione Lazio nella copertura dei costi assistenziali per pazienti non autosufficienti con elevata componente sanitaria.

Il pronunciamento si inserisce in un orientamento giurisprudenziale già consolidato negli ultimi anni, secondo cui le prestazioni erogate ai malati con gravi deficit cognitivi rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e devono quindi essere sostenute dal Servizio sanitario nazionale. Un principio già richiamato dalla Corte di Cassazione e successivamente confermato da diverse Corti d’Appello.

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La novità introdotta dalla decisione romana riguarda il perimetro delle responsabilità istituzionali. Non soltanto ASL e strutture sociosanitarie, ma anche la Regione viene considerata soggetto direttamente coinvolto, in virtù delle funzioni di programmazione, coordinamento e finanziamento del sistema sanitario territoriale.

Secondo gli esperti legali, la sentenza ridefinisce tre aspetti centrali del contenzioso. Il primo riguarda la legittimazione passiva della Regione, che viene riconosciuta come parte direttamente responsabile nei procedimenti giudiziari relativi alle rette RSA.

Il secondo elemento riguarda l’inscindibilità delle prestazioni. Nei casi di pazienti con grave non autosufficienza, il trattamento sanitario e quello assistenziale vengono considerati parte di un unico progetto terapeutico individualizzato, rendendo impossibile separare le rispettive quote economiche.

Infine, il Tribunale ha qualificato le somme pagate dalle famiglie come “indebito oggettivo”, applicando così il termine di prescrizione ordinario di dieci anni anziché quello breve. Un aspetto che potrebbe ampliare significativamente la possibilità di recupero economico per chi ha sostenuto costi elevati negli anni passati.

La decisione potrebbe avere effetti concreti sui procedimenti già avviati e sulle future azioni giudiziarie, consentendo alle famiglie di estendere il contenzioso anche agli enti regionali e di rafforzare le richieste di rimborso.

Il tema assume particolare rilevanza alla luce dell’aumento dei casi di demenza in Italia. Secondo le stime più recenti di Alzheimer Europe, nel Paese convivono con una forma di demenza oltre 1,4 milioni di persone, numero destinato a crescere nei prossimi decenni. Parallelamente, il costo delle residenze sanitarie assistenziali continua a rappresentare un peso rilevante per i nuclei familiari, con rette che possono superare i 3 mila euro mensili.

La pronuncia del Tribunale di Roma contribuisce così a riaprire il dibattito sull’equilibrio tra sostenibilità del sistema sanitario pubblico, diritto alle cure e tutela economica delle famiglie coinvolte nella gestione delle patologie neurodegenerative croniche.

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