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Farmaci innovativi, FoSSC avverte: “Con i vecchi tetti di spesa il sistema non regge più”

Farmaci Redazione politico sanitaria | 28/05/2026 15:14

Il Forum delle società scientifiche dei clinici ospedalieri chiede di ripensare la governance della spesa farmaceutica: “L’innovazione non può essere trattata come un costo ordinario”.

La crescita della spesa farmaceutica non sarebbe più il segnale di una deriva incontrollata del sistema, ma la conseguenza diretta di una medicina che cura di più, prolunga la sopravvivenza e trasforma malattie un tempo rapidamente mortali in condizioni croniche di lunga durata. È questa la posizione espressa dal FoSSC, il Forum delle 75 Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri e Universitari Italiani, durante una teleconferenza dedicata all’impatto dei nuovi farmaci e dell’innovazione terapeutica.

Nel 2025 la spesa farmaceutica italiana ha raggiunto i 25 miliardi di euro, con una crescita del 15% rispetto al 2023. Di questa quota, il 28% risulta a carico diretto dei cittadini. Ma secondo il coordinatore FoSSC, Francesco Cognetti, leggere questi numeri senza considerare l’evoluzione clinica e demografica rischia di produrre un’analisi distorta.

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"La crescita della spesa farmaceutica anche a carico dei privati non può essere una sorpresa", afferma Cognetti. "Un paziente con leucemia negli anni ’90 moriva entro pochi mesi mentre oggi può vivere per molti decenni". Il punto centrale del ragionamento è che l’innovazione terapeutica modifica radicalmente anche la struttura economica del SSN. Terapie che salvano vite o cronicizzano malattie severe producono inevitabilmente una crescita strutturale della spesa.

"Chiedere che i costi di queste terapie rientrino in budget pensati 20 anni fa è irrealistico ed impossibile", sostiene Cognetti.

Il problema dei "silos" della spesa

Nel dibattito torna così il tema della frammentazione della governance farmaceutica italiana. Secondo il presidente di Agenzia Italiana del Farmaco, Robert Nisticò, "Va superata la logica dei silos separati in cui è suddivisa la spesa farmaceutica nel nostro Paese", ha dichiarato. Il riferimento è a un problema noto da anni: un farmaco molto costoso può aumentare la spesa farmaceutica diretta ma contemporaneamente ridurre ricoveri, complicanze, invalidità e accessi ospedalieri.

"Abbiamo nuovi strumenti per valutare anche i risparmi che un farmaco può generare, per esempio sulle ospedalizzazioni evitate", osserva il presidente Aifa. Da qui anche l’ipotesi di modelli di pagamento dilazionato per le terapie "one shot", con rateizzazioni fino a sei o sette anni.

Il rischio geopolitico dei prezzi USA

Nel confronto emerge anche un elemento internazionale particolarmente delicato: il cosiddetto modello MFN (Most Favored Nation drug pricing) introdotto dagli Stati Uniti. Il sistema punta ad allineare i prezzi americani dei farmaci a quelli più bassi praticati in altri Paesi occidentali, compresa l’Italia.

Secondo FoSSC questo potrebbe però produrre un effetto collaterale pesante per l’Europa: rallentare il lancio dei nuovi farmaci nei mercati europei per evitare che prezzi più bassi influenzino il mercato statunitense. "L’Italia potrebbe risultare tra i Paesi più penalizzati e corriamo il rischio di un accesso più lento alle innovazioni terapeutiche", avverte Cognetti.

Universalismo e sostenibilità

Sul fondo resta una questione ormai strutturale: quanto il modello universalistico italiano sia in grado di sostenere una medicina sempre più avanzata, personalizzata e costosa. FoSSC collega direttamente il tema farmaceutico a quello più ampio del sottofinanziamento del SSN italiano rispetto ai principali Paesi europei.

Ed è proprio qui che il documento assume un significato politico: la spesa farmaceutica viene presentata non come anomalia da comprimere, ma come uno dei punti attraverso cui si misura concretamente la capacità del sistema sanitario di garantire accesso reale all’innovazione terapeutica.

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