
Diagnosi rapide, terapie ad alta efficacia e cure su misura cambiano il decorso della patologia neurologica
Grazie ai progressi della neurologia, alla diagnosi tempestiva e a strategie terapeutiche sempre più mirate, oggi un numero crescente di pazienti con sclerosi multipla riesce a mantenere autonomia e qualità di vita nel tempo. Un cambiamento profondo che emerge in occasione della Giornata mondiale dedicata alla patologia.
Una malattia complessa che colpisce soprattutto i giovani adulti
È una patologia cronica autoimmune che interessa il sistema nervoso centrale e si manifesta con sintomi molto variabili. In Italia, coinvolge oltre 140 mila persone, con migliaia di nuove diagnosi ogni anno. L’esordio avviene principalmente tra i 20 e i 40 anni, con una prevalenza femminile significativa, ma negli ultimi anni si osserva anche un aumento di casi pediatrici e a esordio tardivo. I primi segnali possono includere disturbi visivi, alterazioni della sensibilità o difficoltà motorie, rendendo spesso complessa una diagnosi tempestiva senza strumenti adeguati.
La svolta della diagnosi precoce
Negli ultimi anni la vera rivoluzione è arrivata dalla capacità di identificare la malattia molto prima rispetto al passato, spiega il professor Massimo Filippi, Coordinatore del Gruppo di Studio Sclerosi Multipla della Società italiana di neurologia (SIN): "oggi è diventata una malattia controllabile".
I nuovi criteri diagnostici internazionali, introdotti di recente, consentono di arrivare a una diagnosi in tempi molto più rapidi, anche nell’arco di poche settimane, grazie all’integrazione tra risonanza magnetica e biomarcatori. "Oggi disponiamo di terapie efficaci: intervenire subito significa evitare che i meccanismi patologici si autoalimentino", sottolinea l’esperto.
Terapie sempre più efficaci: ridotte le ricadute
Parallelamente, i progressi terapeutici hanno modificato in modo sostanziale il decorso della malattia. "Con i farmaci ad alta efficacia arriviamo a una riduzione delle ricadute e delle nuove lesioni cerebrali intorno al 90% – afferma il professor Nicola De Stefano, presidente Eletto della SIN –. È un impatto estremamente importante, che modifica concretamente il decorso della malattia". Questi trattamenti agiscono soprattutto sulla componente infiammatoria, responsabile delle ricadute e del danno osservabile alla risonanza magnetica. Rimane più complessa la gestione della neurodegenerazione, ambito su cui la ricerca è ancora fortemente attiva.
Il valore della personalizzazione delle cure
Oggi la sfida non è solo disporre di farmaci efficaci, ma utilizzarli nel modo più appropriato. "Significa scegliere il trattamento più adatto in base alle caratteristiche prognostiche individuali", evidenzia De Stefano. La gestione della sclerosi multipla si orienta sempre più verso una medicina personalizzata, capace di integrare dati clinici, imaging e biomarcatori per definire il rischio evolutivo della malattia. "Questo ci consente di individuare con maggiore precisione le terapie più appropriate per ciascun paziente", aggiunge il professor Claudio Gasperini, vicepresidente SIN.
Il ruolo della neuroplasticità e dello stile di vita
Accanto alle terapie, cresce l’attenzione per gli aspetti non farmacologici della presa in carico. Un elemento chiave è la neuroplasticità, ovvero la capacità del cervello di attivare meccanismi compensatori per contrastare il danno neurologico. "Oggi sappiamo che anche lo stile di vita può favorire la neuroplasticità e contribuire a ritardare la disabilità", spiega Gasperini. In questo contesto, l’attività fisica assume un ruolo fondamentale: non agisce direttamente sull’infiammazione, ma aiuta il cervello a creare nuove connessioni e a mantenere più efficienti le funzioni neurologiche. Anche alcune convinzioni del passato sono state superate, come il divieto di esposizione al sole: livelli adeguati di vitamina D sono oggi considerati un fattore protettivo.
Una prospettiva nuova per i pazienti
Il messaggio degli specialisti guarda al futuro con maggiore fiducia. "La malattia può accompagnare una persona per tutta la vita, ma non deve definirla – sottolinea De Stefano –. Oggi sempre più pazienti riescono a lavorare, fare sport, costruire una famiglia". Un cambiamento reso possibile da un approccio integrato che unisce diagnosi precoce, terapie innovative e presa in carico multidisciplinare.
La sfida: accesso equo all’innovazione
Nonostante i progressi, resta centrale il tema dell’accesso alle cure. "La visione attuale punta a garantire una qualità di vita e un livello di autonomia quanto più possibile vicini alla normalità", afferma il professor Mario Zappia, presidente SIN. Ma perché ciò avvenga per tutti, è necessario rendere l’innovazione realmente disponibile sul territorio. "L’innovazione davvero utile è quella che riesce a tradurre le evidenze scientifiche in valore concreto per la vita quotidiana delle persone", conclude, sottolineando l’importanza di continuare a investire nella ricerca e nelle reti assistenziali.
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