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Il finerenone amplia il suo raggio d’azione: benefici anche oltre il diabete

Farmacia Vincenza Gargiulo | 05/06/2026 16:09

Tre nuovi studi internazionali mostrano che il farmaco riduce il rischio di insufficienza renale, eventi cardiovascolari e mortalità in diverse forme di nefropatia cronica.

Nuove evidenze scientifiche rafforzano il ruolo del finerenone nella gestione della malattia renale cronica (MRC). Il farmaco, attualmente indicato per i pazienti con nefropatia associata al diabete di tipo 2, ha dimostrato benefici significativi anche in persone con malattie renali non diabetiche e patologie glomerulari autoimmuni.

I risultati emergono da tre studi presentati al congresso della European Renal Association a Glasgow e pubblicati contemporaneamente su riviste di riferimento come The New England Journal of Medicine, JAMA e The Lancet.

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Il finerenone appartiene alla classe degli antagonisti del recettore dei mineralcorticoidi e agisce contrastando processi infiammatori e fibrotici coinvolti nella progressione del danno renale e cardiovascolare.

Lo studio FIND-CKD, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha coinvolto 1.584 pazienti con malattia renale cronica non diabetica provenienti da 24 Paesi. I risultati hanno evidenziato un rallentamento significativo della perdita di funzionalità renale e una riduzione del 23% del rischio combinato di insufficienza renale, peggioramento della malattia, scompenso cardiaco o morte cardiovascolare.

Un secondo lavoro, apparso su JAMA, ha analizzato pazienti affetti da glomerulopatie, un gruppo di malattie immunomediate per le quali le opzioni terapeutiche restano limitate. In questo contesto il trattamento ha ridotto del 26% il rischio di progressione della malattia renale o insufficienza renale e ha determinato una diminuzione del 42% dell’albuminuria, uno dei principali marker di danno renale.

La terza analisi, pubblicata su The Lancet, ha incluso oltre 14.500 persone con malattia renale cronica, sia diabetica sia non diabetica. I dati mostrano una riduzione del 24% del rischio di insufficienza renale o progressione della patologia, accompagnata da un calo del 20% delle ospedalizzazioni per scompenso cardiaco o decessi cardiovascolari.

Particolarmente rilevante il dato sulla sopravvivenza: il farmaco è stato associato a una riduzione del 12% della mortalità per tutte le cause, indipendentemente dalla presenza di diabete, dal tipo di nefropatia o dal grado di compromissione della funzione renale.

Secondo gli esperti, queste evidenze potrebbero ampliare significativamente il potenziale utilizzo del finerenone, aprendo nuove prospettive terapeutiche per milioni di pazienti con malattia renale cronica.

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