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Intelligenza artificiale e medicina legale: a Roma prende forma il nuovo paradigma della co-progettazione

Tecnologia e Innovazione Lucia Oggianu | 18/06/2026 09:52

Dal workshop SIMLA indicazioni operative per integrare l’IA nei processi medico-legali senza perdere il ruolo centrale del perito.

Superare la logica della semplice adozione e diventare protagonisti nella progettazione degli strumenti. È questo il cambio di passo emerso dal workshop "AI & Medicina Legale", che ha aperto il congresso nazionale SIMLA: un confronto che ha tracciato una direzione chiara per il futuro della disciplina, ponendo al centro un’alleanza strutturata tra medicina legale e innovazione tecnologica. 

Dalla teoria all’operatività

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Non un dibattito teorico, ma una giornata di lavoro con uno scopo preciso: trasformare il confronto scientifico in progettualità concreta. Il workshop, ospitato dall’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha riunito esperti medico-legali e sviluppatori tecnologici per definire modalità operative condivise, aprendo le danze del congresso nazionale. "L'intento è pragmatico: capire cosa fare per lavorare meglio nel campo della medicina legale utilizzando l’IA", ha spiegato il professor Vittoradolfo Tambone, evidenziando la necessità di superare il ruolo di semplici utilizzatori per entrare nella progettazione degli algoritmi. Da qui la scelta di coinvolgere un partner industriale come IBM, per avviare un percorso di sviluppo congiunto: "Una delle conclusioni del workshop è stata proprio quella di entrare nella co-progettazione degli algoritmi".

Da "human in the loop" a "IA in the human loop"

Al centro della riflessione, un ribaltamento dell’approccio metodologico. Non fermare l’innovazione ma governarla, semmai "imparare a cavalcarla", ha sintetizzato Tambone, introducendo il passaggio da un modello "human in the loop" a uno "AI in the human loop", in cui l’intelligenza artificiale è progettata intorno ai bisogni della disciplina medico-legale. In questa prospettiva, l’IA non sostituisce il professionista ma lo potenzia, diventando una "alterazione rafforzativa" capace di ampliare analisi e interpretazione, purché inserita in una metodologia ibrida fondata sul pensiero critico.

Il ruolo di SIMLA e la definizione di regole condivise

La direzione indicata dal workshop trova una sua traduzione concreta nell’iniziativa annunciata dal presidente SIMLA, Francesco Introna: la creazione di un gruppo di lavoro dedicato all’intelligenza artificiale. Il fine è stabilire linee guida e "paletti di riferimento" per orientare lo sviluppo tecnologico nei diversi ambiti della medicina legale. "Questo è un congresso proiettato verso il futuro", ha sottolineato il professore, evidenziando come l’IA non ponga tanto problemi diagnostici quanto di applicazione e interpretazione, con implicazioni dirette sul piano giudiziario.

I rischi in ambito giudiziario: tra prove digitali e responsabilità del perito

Uno dei nodi più critici riguarda l’uso probatorio delle tecnologie basate su intelligenza artificiale, soprattutto in ambito penale. "Il medico legale a cui venga presentata una lastra rifatta ex novo con l’intelligenza artificiale non è in grado di smascherarla", ha avvertito Introna, evidenziando il rischio di errori giudiziari. Da qui la necessità di controllare i dati in ingresso e comprendere i meccanismi decisionali degli algoritmi: "Dobbiamo guardare dentro la black box". Il confine resta netto: l’IA può supportare l’analisi, ma "la decisione ultima è solo del medico legale", pena il rischio di violazioni anche sul piano giuridico. 

Dall’IA generativa all’IA agentica

Lo scenario tecnologico è in rapida evoluzione, come ha evidenziato Luca Di Piramo, senior AI specialist di IBM Consulting. "L’evoluzione dell’IA sta cambiando il rapporto tra persone, processi e dati", ha spiegato, distinguendo tra modelli tradizionali, generativi e sistemi agentici, sempre più orientati all’azione e all’interazione con sistemi complessi. Un passaggio che implica nuove responsabilità: "Diventano indispensabili guardrail, tracciabilità e la supervisione umana di tutto il processo".

Le prossime tappe della medicina legale

Il lavoro avviato a Roma punta ora a strutturarsi in modo stabile. "Il passo successivo sarà trasformare il confronto scientifico in progettualità concreta", ha dichiarato il segretario nazionale SIMLA Lucio Di Mauro, indicando la creazione di gruppi di lavoro, linee di ricerca applicata e percorsi formativi dedicati. L’innovazione, ha aggiunto, deve essere governata "non come scorciatoia, ma come occasione per elevare la qualità della prestazione medico-legale".

Un equilibrio delicato tra innovazione e garanzie

Il tema diventa particolarmente sensibile nel diritto penale, dove la prova scientifica incide direttamente sulla libertà delle persone. "La medicina legale deve essere in grado di definire quali variabili devono essere considerate rilevanti e quali margini di incertezza sono compatibili con il principio del ragionevole dubbio", ha osservato Antonio Oliva, consigliere SIMLA e professore ordinario di Medicina Legale Università Cattolica del Sacro Cuore che ospita il Congresso. La finalità non è delegare alle macchine, ma migliorare la qualità delle indagini: l’intelligenza artificiale può essere utile solo se basata su dati "tracciabili, verificabili e riproducibili", nel rispetto delle garanzie del giusto processo. 

Il workshop SIMLA segna così un passaggio chiave: dalla sperimentazione alla costruzione condivisa di strumenti e modelli. Una visione che punta a trasformare l’intelligenza artificiale in un alleato della medicina legale, senza snaturarne principi e responsabilità. La sfida, ora, sarà tradurre le indicazioni emerse in protocolli, governance e applicazioni concrete capaci di reggere l’impatto dell’innovazione sul piano scientifico e giudiziario.

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