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Sclerodermia, dalla diagnosi precoce alla sfida dell’equità di cura

Più consapevolezza, più ricerca, diagnosi più rapide: ma senza una rete strutturata il cambiamento rischia di non arrivare a tutti i pazienti
Malattie autoimmuni

Una malattia rara che non si limita a colpire gli organi interni, ma può trasformare il corpo e la quotidianità delle persone. La sclerodermia, o sclerosi sistemica, resta una delle patologie autoimmuni reumatologiche più complesse, con un impatto ancora significativo su qualità e aspettativa di vita. Ma oggi lo scenario sta cambiando: diagnosi più tempestive e nuove opportunità terapeutiche aprono prospettive inedite, a patto che il sistema riesca a garantire percorsi di cura omogenei e continui.

Una malattia complessa che coinvolge tutto il corpo

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La sclerodermia è una patologia multisistemica che può interessare più organi, dalla pelle ai polmoni, dal cuore all’apparato gastrointestinale, con conseguenze profonde sulla vita delle persone. "Una malattia cronica complessa, che può coinvolgere progressivamente numerosi organi e incidere profondamente sulla vita delle persone – spiega Florenzo Iannone, professore ordinario di Reumatologia dell'Università di Bari e direttore della UOC di Reumatologia del Policlinico di Bari –. L'impatto sulla prognosi è ancora oggi importante e richiede un’organizzazione sanitaria capace di seguire il paziente lungo tutto il suo percorso assistenziale".

Diagnosi più precoce, ma non basta

Negli ultimi anni, un cambio di passo è evidente. Il riconoscimento dei primi sintomi è migliorato e i pazienti arrivano prima all’attenzione degli specialisti. "Oggi i pazienti arrivano alla nostra osservazione molto prima rispetto a vent’anni fa – sottolinea Iannone –. I grandi ritardi diagnostici del passato si sono notevolmente ridotti e questo rappresenta un risultato importante, perché nella sclerodermia il tempo è un fattore determinante. La diagnosi precoce, però, da sola non basta". Il punto critico si sposta quindi dall’identificazione della malattia alla gestione nel tempo: trasformare i progressi scientifici in percorsi concreti e accessibili per tutti.

Il nodo della presa in carico multidisciplinare

La complessità della sclerodermia impone un approccio integrato. Il coinvolgimento di organi vitali, in particolare cuore e polmoni, rappresenta infatti una delle principali cause di complicanze e mortalità. "I polmoni possono essere colpiti causando fibrosi polmonare o ipertensione polmonare – approfondisce Sergio Harari, ordinario di Medicina Interna presso l’Università degli Studi di Milano, direttore Clinica Medica e U.O. di Pneumologia, direttore Dipartimento di Scienze Mediche Ospedale Classificato San Giuseppe MultiMedica –. Sono complicanze gravi che necessitano di cure e gestione presso centri esperti. Per questo una stretta collaborazione tra reumatologi e pneumologi è indispensabile".

Anche per Dilia Giuggioli, professore ordinario di Reumatologia dell'Università di Modena e Reggio Emilia e direttore della UOC di Reumatologia AOU- Policlinico di Modena, la multidisciplinarietà non è opzionale: "Non rappresenta un valore aggiunto, ma una condizione indispensabile. L’esperienza dimostra che lavorare in rete è possibile e consente di seguire il paziente in modo più efficace".

Screening e nuove terapie

Uno degli elementi chiave è lo screening sistematico del danno d’organo, soprattutto a carico di cuore e polmoni, fin dalle fasi iniziali della malattia. "Oggi disponiamo di terapie innovative che possono modificare la prognosi – evidenzia Giuggioli – ma per utilizzarle al meglio è necessario riconoscere precocemente il danno d’organo. È qui che il lavoro di squadra diventa decisivo".

L’impatto sulla vita quotidiana

La sclerodermia non colpisce solo il corpo dal punto di vista clinico, ma incide anche sulla funzionalità, sull’aspetto fisico e sulla vita sociale e lavorativa. "Curare questa malattia significa prendersi carico della persona nella sua globalità. Servono reti strutturate, PDTA realmente applicati e un coordinamento nazionale", aggiunge Giuggioli.

La voce dei pazienti

Accanto ai clinici, anche i pazienti chiedono un cambiamento organizzativo. "La diagnosi precoce consente oggi di intervenire molto prima rispetto al passato, ma tutto questo rischia di essere insufficiente senza un’organizzazione capace di seguire le persone lungo tutto il decorso della malattia – afferma Antonella Celano, presidente dell’Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare APS ETS (APMARR). Nessun paziente dovrebbe essere lasciato solo a costruire il proprio percorso di cura". Superare dunque le disuguaglianze territoriali: "chiediamo che il diritto alle migliori cure non dipenda dalla Regione in cui si vive. La multidisciplinarietà deve diventare un diritto esigibile".

La sfida è organizzativa

La ricerca continua a progredire e i centri italiani partecipano attivamente agli studi clinici internazionali, contribuendo allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche. Ma la prospettiva per il futuro è ben delineata: la diagnosi precoce è ormai una realtà crescente, mentre il vero salto di qualità dipenderà dalla capacità del sistema sanitario di costruire una rete multidisciplinare solida, coordinata e accessibile su tutto il territorio nazionale. Una sfida organizzativa prima ancora che scientifica, che può fare la differenza nella vita delle persone con sclerodermia.

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