
Una nuova strategia terapeutica potrebbe cambiare il trattamento di prima linea del linfoma mantellare, una forma rara e aggressiva di linfoma non-Hodgkin che in Italia registra circa 800 nuovi casi ogni anno. BeOne Medicines ha annunciato i risultati positivi dello studio internazionale di fase 3 MANGROVE, nel quale l'associazione tra zanubrutinib e rituximab ha dimostrato di ridurre del 43% il rischio di progressione della malattia o di morte rispetto all'attuale trattamento standard basato su bendamustina e rituximab.
Si tratta del primo studio randomizzato globale di fase 3 a confrontare un regime completamente privo di chemioterapia con la chemio-immunoterapia nei pazienti con linfoma mantellare non precedentemente trattato.
Un possibile cambio di paradigma
Secondo Carlo Visco, professore associato di Ematologia all'Università di Verona e coordinatore dell'Unità Linfomi, il risultato rappresenta un passo importante verso un trattamento meno gravoso per pazienti che, nella maggior parte dei casi, hanno un'età intorno ai 70 anni e presentano spesso altre patologie concomitanti.
"L'associazione zanubrutinib-rituximab ha dimostrato una significativa riduzione del rischio di progressione della malattia rispetto allo standard di cura, offrendo al tempo stesso una terapia più gestibile, con un numero limitato di infusioni e una minore necessità di accessi ospedalieri", ha spiegato Visco.
I risultati dello studio
Lo studio ha coinvolto 510 pazienti arruolati in 176 centri nel mondo.
L'endpoint primario, la sopravvivenza libera da progressione (PFS), è stato raggiunto con un miglioramento statisticamente significativo a favore del trattamento sperimentale:
Il profilo di sicurezza è risultato coerente con quanto già noto per zanubrutinib e rituximab, senza l'emergere di nuovi segnali di tossicità.
La sopravvivenza globale rappresenta un endpoint secondario ancora in fase di maturazione, anche se l'analisi preliminare evidenzia una tendenza favorevole al trattamento sperimentale.
Meno chemioterapia, più qualità di vita
Uno degli elementi innovativi dello studio riguarda l'eliminazione della chemioterapia dal trattamento iniziale. Il protocollo sperimentale prevede infatti sei cicli iniziali di rituximab associato a zanubrutinib orale, seguiti dalla sola terapia con zanubrutinib fino a progressione della malattia o intolleranza.
Questo approccio consente anche di evitare il trattamento di mantenimento con rituximab, risparmiando ai pazienti circa due anni di infusioni.
Prossimi passi
BeOne Medicines ha annunciato che presenterà i risultati completi dello studio in un prossimo congresso scientifico internazionale e prevede di avviare le richieste di autorizzazione alle autorità regolatorie nella seconda metà del 2026.
Se approvato, il nuovo regime potrebbe diventare il primo trattamento di prima linea senza chemioterapia per il linfoma mantellare, offrendo una nuova opzione terapeutica per una patologia che ancora oggi presenta elevate probabilità di recidiva e limitate possibilità di guarigione definitiva.




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