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Hiv in Italia, il volto sconosciuto di un'epidemia che invecchia

Il progetto CARPHA3 restituisce per la prima volta un quadro nazionale attendibile: nella quasi totalità dei casi le persone in cura assumono farmaci antiretrovirali, ma oltre sei su dieci hanno superato i 50 anni
Istituzioni

Per anni i sistemi di sorveglianza hanno potuto dire quante nuove diagnosi si registrano ogni anno, ma non chi siano davvero le persone che convivono con il virus nel nostro Paese. Oggi quel vuoto si colma: uno studio finanziato dal Ministero della Salute e presentato presso la sede dell'Istituto superiore di sanità ha censito 110 mila pazienti seguiti dai 167 centri clinici di malattie infettive attivi sul territorio.

Uno scatto su 110 mila pazienti seguiti dai centri clinici

I dati arrivano dal progetto CARPHA3 (Caratteristiche delle persone che convivono con l'HIV/AIDS in Italia), giunto alla sua terza edizione dopo le rilevazioni del 2012 e del 2014. L'obiettivo era fotografare in modo diretto, e non più stimato attraverso modelli matematici, la platea di chi vive con il virus e si rivolge alle strutture pubbliche. Il risultato è una mappa dettagliata di 110 mila persone, per la maggior parte uomini, quasi tutte in trattamento farmacologico.

Una popolazione in prevalenza maschile e non più giovane

Il 73% dei pazienti censiti è di genere maschile e il 78% ha cittadinanza italiana. Il dato più significativo riguarda però l'età: il 63% ha superato i 50 anni, segno di una popolazione che invecchia insieme alla cronicizzazione dell'infezione. Quanto alle modalità di trasmissione, il 36% ha contratto il virus attraverso rapporti omobisessuali e il 35% attraverso rapporti eterosessuali. Sul fronte terapeutico, la copertura è pressoché totale: circa il 98% segue una terapia antiretrovirale.

Perché mancavano dati così dettagliati

A spiegare il valore dello studio sono Lucia Pugliese e Vincenza Regine, del Centro Operativo AIDS (CoA) dell'Istituto superiore di sanità: «Gli obiettivi proposti da UNAIDS per il controllo dell'infezione da HIV entro il 2025 sono i cosiddetti target del Continuum of Care (CoC) "95-95-95" (95% di diagnosticati, 95% in terapia, 95% in carica virale soppressa)». Le due esperte chiariscono però il limite degli strumenti finora disponibili: «Tali percentuali non sono desumibili dai sistemi di sorveglianza nazionali HIV e AIDS che non sono in grado di dare informazioni su quante persone in Italia vivono con HIV/AIDS e quali siano le loro caratteristiche cliniche, immunologiche, virologiche e comportamentali».

Dai modelli matematici a una fotografia reale

Fino a oggi, ricordano Pugliese e Regine, il Continuum of Care veniva ricostruito indirettamente: «Negli anni recenti il CoC è stato ottenuto attraverso modelli matematici basati sui risultati del precedente progetto nazionale CARPHA1 e CARPHA2 condotti nel 2012 e nel 2014 e sui dati di studi di coorte italiane come ICONA». Con l'estensione dell'indagine a tutti i centri pubblici italiani, il nuovo progetto ha permesso di superare questa mediazione statistica: «Per colmare questo vuoto informativo è stato condotto su tutti i centri pubblici italiani il progetto, grazie al quale si è riusciti a ricavare una descrizione più attendibile delle caratteristiche delle persone che vivono con HIV».

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