
Il furto di 80 fiale di fentanyl dalla farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma riporta l’attenzione su un farmaco sempre più spesso associato, nella percezione pubblica, alla dipendenza e al mercato illegale. Ma l’episodio criminoso non deve generare timori nei pazienti che utilizzano gli oppioidi per necessità cliniche. A intervenire è la Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), che invita a distinguere nettamente la circolazione illecita del fentanyl dal suo impiego controllato negli ospedali e nella terapia del dolore cronico e oncologico.
Le 80 fiale sottratte sono formulazioni endovenose destinate all’utilizzo intraoperatorio e sottoposte a specifici protocolli di custodia e tracciabilità, differenti dalle formulazioni utilizzate nella gestione del dolore cronico a domicilio.
Fentanyl, SIAARTI: uso clinico e mercato illegale sono realtà diverse
"È fondamentale che l’opinione pubblica non faccia confusione tra due mondi completamente distinti", afferma la presidente SIAARTI Elena Bignami. In ospedale il fentanyl viene somministrato in dosaggi calcolati al microgrammo da personale specializzato, mentre il paziente è costantemente monitorato. Il rischio cambia radicalmente, sottolinea Bignami, quando il principio attivo esce dai percorsi sanitari e viene utilizzato senza alcun controllo sulla dose, sulla purezza e sull’eventuale presenza di altre sostanze.
Per SIAARTI, il rischio è che la crescente attenzione mediatica verso il fentanyl e il suo utilizzo illecito alimenti una nuova diffidenza nei confronti degli oppioidi anche quando vengono prescritti per precise necessità terapeutiche.
Il rischio di una nuova oppiofobia
"Ricordo bene il periodo in cui, in Italia, medici e pazienti guardavano a questi farmaci con un timore quasi ingiustificato", osserva Flaminia Coluzzi, responsabile della Sezione SIAARTI Dolore Oncologico e Cure Palliative. "Un fatto di cronaca, per quanto serio, non può farci tornare indietro". Il problema riguarda in particolare i pazienti con dolore oncologico severo, per i quali il fentanyl, nelle formulazioni prescritte dallo specialista, rappresenta una delle opzioni disponibili per il controllo dei sintomi.
Secondo la Società scientifica, informazioni scorrette o incomplete possono spingere i pazienti a interrompere o modificare terapie necessarie, con conseguenze sulla qualità di vita e sul controllo del dolore.
Dipendenza, il ruolo della prescrizione e del monitoraggio
SIAARTI invita inoltre a non estendere automaticamente i rischi di dipendenza legati all’abuso di fentanyl al suo utilizzo medico. "Nella pratica clinica, quando il fentanyl viene prescritto per un dolore realmente presente, moderato o severo, e il paziente viene seguito nel tempo da uno specialista, l’insorgenza di una dipendenza patologica è un evento estremamente raro", spiega Silvia Natoli, responsabile dell’Area Culturale Medicina del Dolore e Cure Palliative SIAARTI.
La sicurezza del trattamento dipende dalla valutazione del paziente, dalla scelta della dose, dal monitoraggio dell’efficacia e della tollerabilità e dal controllo nel tempo della terapia. La Società scientifica esprime quindi sostegno alle indagini sul furto e al rafforzamento dei controlli sulla custodia e sulla tracciabilità del farmaco, ma invita a evitare che l’episodio alimenti un allarme generalizzato.
Per i pazienti, la raccomandazione resta quella di non interrompere o modificare autonomamente le terapie in corso e di rivolgersi allo specialista in caso di dubbi.




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