
Una popolazione fragile, con bisogni clinici specifici
Il paziente oncologico presenta un rischio trombotico aumentato per l’interazione tra tumore, trattamenti, infiammazione, alterazioni della coagulazione e condizioni cliniche individuali. Proprio questa complessità rende spesso difficile applicare schemi uniformi di prevenzione e trattamento. La necessità, emersa dal confronto congressuale, è quindi quella di passare da una valutazione generica del rischio a una stratificazione più precisa, capace di orientare le decisioni cliniche nei diversi momenti del percorso oncologico. E il congresso ha dato particolare attenzione al paziente oncologico affetto da malattia trombotica e alle nuove evidenze sull’argomento.
Profilassi anticoagulante
Un punto rilevante riguarda il possibile proseguimento della profilassi anticoagulante dopo un evento trombotico. Secondo quanto riportato dagli esperti, studi recentemente pubblicati sul New England Journal of Medicine indicano che il mantenimento di una terapia anticoagulante a basso dosaggio può ridurre le recidive in pazienti oncologici selezionati, conservando un profilo di sicurezza favorevole.
«Studi recentemente pubblicati sul New England Journal of Medicine indicano che il proseguimento della profilassi anticoagulante a basso dosaggio dopo un evento trombotico sul paziente oncologico può ridurre in modo significativo le recidive mantenendo un favorevole profilo di sicurezza, offrendo nuove prospettive per la gestione a lungo termine di questi pazienti», ha spiegato Pasquale Pignatelli, direttore dell’UOC Medicina interna e prevenzione dell’aterosclerosi dell’Università Sapienza di Roma e responsabile scientifico del Congresso SIMI.
Uno score per personalizzare la prevenzione
La novità più significativa presentata durante il congresso riguarda uno studio prospettico multicentrico finalizzato alla definizione di un nuovo score di rischio trombotico nei pazienti oncologici. L’obiettivo è individuare un indice capace di predire con maggiore accuratezza quali pazienti siano più esposti a trombosi e possano quindi beneficiare di una profilassi più mirata.
«Durante il congresso abbiamo presentato anche uno studio prospettico multicentrico con l’obiettivo di definire un nuovo score per stratificare il rischio di trombosi nei pazienti oncologici – ha aggiunto Pignatelli – Il nuovo indice, basandosi su semplici biomarcatori e caratteristiche del paziente, potrebbe predire meglio il rischio di un paziente oncologico di andare incontro alla trombosi permettendo di capire quando è necessaria la profilassi».
Caratteristiche cliniche al centro della decisione
Il ricorso a biomarcatori e parametri clinici facilmente rilevabili rappresenta un passaggio cruciale per rendere applicabile la medicina predittiva nella pratica quotidiana. In questo scenario, la prevenzione non dipende solo dalla presenza della neoplasia, ma dalla combinazione di più elementi: tipo di tumore, condizioni generali, trattamenti in corso, storia clinica e assetto coagulativo.
La prospettiva è quella di costruire strumenti semplici ma più accurati, utili a distinguere i pazienti che richiedono un monitoraggio standard da quelli per cui può essere indicata una strategia più intensiva. In un ambito in cui il rischio di recidiva deve essere bilanciato con quello emorragico, la possibilità di affinare la selezione dei pazienti può avere un impatto importante sulla qualità e sulla sicurezza delle cure.
La gestione richiede un approccio multidisciplinare
La trombosi associata al cancro non riguarda una sola specialità. Coinvolge internisti, oncologi, ematologi, cardiologi e altri professionisti chiamati a integrare competenze diverse per definire percorsi di prevenzione e trattamento più appropriati. Il congresso SIMI ha ribadito proprio la necessità di costruire un network multidisciplinare in grado di affrontare la malattia trombotica nei suoi diversi aspetti.
«Attraverso l’integrazione di competenze verticali che confluiscono nella specialità della medicina interna, abbiamo voluto costituire un network di specialisti che affrontano la malattia cardiovascolare da punti di vista diversi», ha sottolineato Pignatelli.
Dalla cura dell’evento alla previsione del rischio
Non limitarsi a trattare la trombosi quando si manifesta, ma migliorare la capacità di anticiparla nei pazienti più vulnerabili. È questo l’obiettivo al quale tendere emerso da Antitrombosi 2.0 Per il paziente oncologico. Per il paziente oncologico, questo significa passare da un approccio standardizzato a una prevenzione più selettiva, costruita sul profilo individuale di rischio e sulle evidenze disponibili. In questa direzione, lo sviluppo di nuovi score predittivi potrebbe rappresentare uno degli strumenti più utili per migliorare la gestione clinica e ridurre il peso delle complicanze trombotiche.




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