
Medici con titoli conseguiti all'estero potranno continuare a lavorare in Italia fino alla fine del 2029 attraverso procedure in deroga. Ma gli Ordini chiedono garanzie su competenze, controlli e responsabilità.
La misura straordinaria che consente l'esercizio temporaneo delle professioni sanitarie con titoli conseguiti all'estero resterà in vigore fino al 31 dicembre 2029. La proroga riguarda medici e altri professionisti impiegati nelle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche, private, accreditate e del Terzo settore e permette di derogare alle ordinarie procedure di riconoscimento delle qualifiche professionali.
La proroga è stata disposta dalla legge di Bilancio 2026, che ha esteso fino alla fine del 2029 l'applicazione dell'articolo 15 del decreto legge 34/2023. Una misura nata per facilitare il reclutamento di personale sanitario in una fase di forte carenza di professionisti, ma che continua a incontrare l'opposizione degli Ordini.
L'Ordine di Milano: servono verifiche sulle competenze
A sollevare nuovamente il problema è l'Ordine dei medici di Milano. Il presidente Roberto Carlo Rossi contesta soprattutto il rischio che la deroga alle procedure ordinarie produca un sistema parallelo nel quale la necessità di reperire personale prevalga sulle verifiche della formazione e delle competenze professionali.
Il tema non riguarda soltanto il possesso formale di un titolo. Per l'Ordine occorre garantire che chi esercita in Italia abbia una preparazione adeguata, sia sottoposto a controlli effettivi e operi con tutele e responsabilità chiaramente definite.
La questione è stata al centro anche del contenzioso con Regione Lombardia. Nel marzo scorso è diventata definitiva la sentenza 2941/2025 del Tar Lombardia, che ha annullato la procedura regionale di riconoscimento semplificato dei titoli medici conseguiti all'estero. Secondo i giudici, la deroga non può tradursi nella rinuncia a una verifica sostanziale delle competenze professionali.
Il Tar boccia i controlli soltanto formali
La procedura lombarda consentiva di valutare i titoli attraverso criteri prevalentemente documentali, arrivando a compensare eventuali differenze nei percorsi formativi con l'esperienza professionale maturata all'estero.
Il Tar ha invece stabilito che la possibilità di accelerare le procedure non elimina la necessità di accertare preparazione e idoneità professionale. Una distinzione rilevante perché separa la semplificazione amministrativa dall'abbassamento dei requisiti necessari per esercitare.
Dopo la sentenza, Regione Lombardia ha avviato un nuovo elenco regionale di medici e infermieri con qualifiche conseguite all'estero. Anche questa soluzione ha suscitato le critiche dell'Ordine milanese, secondo il quale le verifiche sulle competenze non possono essere semplicemente trasferite alle singole strutture che assumono i professionisti.
Il problema delle regole diverse
Per l'OMCeO resta inoltre aperta una questione di uniformità. Medici che svolgono la stessa attività possono trovarsi a esercitare dopo percorsi differenti di verifica del titolo e delle competenze, con conseguenze anche sul piano degli obblighi professionali e deontologici.
Rossi ha rilanciato il tema nei giorni scorsi, chiedendo se sia sostenibile mantenere fino al 2029 un regime nato come eccezionale e sottolineando le differenze tra chi accede alla professione attraverso il percorso ordinario e chi lavora grazie alla disciplina derogatoria.
Il problema diventa quindi trovare un equilibrio tra la necessità delle strutture sanitarie di reperire personale e quella di garantire criteri uniformi di preparazione e sicurezza delle cure.
Il Parlamento è già intervenuto sulla disciplina prevedendo, per alcune qualifiche di interesse sanitario conseguite all'estero, parametri formativi minimi definiti attraverso un'intesa in Conferenza Stato-Regioni e una verifica dell'idoneità prima dell'assunzione.
La deroga, intanto, resta prevista fino al 31 dicembre 2029. Ed è proprio la sua durata a trasformare una misura concepita come straordinaria in una disciplina destinata ad accompagnare ancora per oltre tre anni il reclutamento del personale sanitario.




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