
Una strategia nazionale per prevenire i suicidi, individuare prima le persone a rischio e garantire percorsi di assistenza tempestivi. Il ministero della Salute avvia i lavori, con priorità a giovani e persone vulnerabili.
Il ministero della Salute sta lavorando a un Piano nazionale specificamente dedicato alla prevenzione del suicidio. Il primo passo sarà un documento di indirizzo affidato al Tavolo tecnico per la salute mentale, coordinato dal presidente del Consiglio superiore di sanità Alberto Siracusano.
Le direttrici sono già state individuate. Il documento dovrà definire strategie e interventi per la prevenzione, l'identificazione precoce delle situazioni di rischio e la successiva presa in carico. Una particolare attenzione sarà riservata alle donne, agli adolescenti e alle condizioni di maggiore vulnerabilità, compresa quella delle persone detenute.
Giovani e fragilità tra le priorità
"Dobbiamo intervenire prima, soprattutto tra i più giovani e nelle situazioni di maggiore vulnerabilità, e garantire percorsi di assistenza adeguati e tempestivi", ha spiegato il ministro della Salute Orazio Schillaci annunciando l'avvio dei lavori.
L'individuazione precoce diventa così uno degli elementi centrali della strategia. Il principio è intercettare il disagio prima che raggiunga una fase critica e costruire percorsi che consentano di indirizzare rapidamente le persone verso i servizi appropriati.
Il Piano sulla prevenzione del suicidio affiancherà il Piano di azioni nazionale per la salute mentale 2025-2030. Sono inoltre in preparazione nuove linee guida dedicate alla depressione.
Percorsi specifici anche per i survivor
Il documento dovrà occuparsi anche delle persone che hanno perso un familiare o una persona cara per suicidio. Per i cosiddetti survivor sono previsti interventi e percorsi specifici di sostegno, riconoscendo le conseguenze psicologiche e sociali che possono seguire alla perdita.
"Dietro ogni situazione di sofferenza ci sono persone, famiglie e comunità", ha sottolineato Schillaci. Per il ministro la prevenzione deve comprendere anche il contrasto allo stigma che ancora accompagna il disagio mentale e favorire la richiesta di aiuto.
Sul tema è già aperto anche il confronto parlamentare. In Commissione Affari sociali della Camera sono state esaminate proposte che prevedono una strategia nazionale, protocolli per l'individuazione precoce, formazione del personale, campagne di prevenzione e un sistema più strutturato per la raccolta dei dati sui suicidi e sui tentativi di suicidio. Tra le ipotesi figura anche uno specifico Fondo per la prevenzione e per il sostegno delle persone sopravvissute alla perdita.
I pediatri chiedono un ruolo nella rete
Sul Piano interviene anche la Federazione italiana medici pediatri, che chiede di coinvolgere la Pediatria di famiglia nella strategia rivolta agli adolescenti. Per il presidente Antonio D'Avino, la continuità del rapporto con ragazzi e famiglie può favorire il riconoscimento di segnali di fragilità, cambiamenti comportamentali e situazioni che richiedono un approfondimento specialistico.
"Perché questo ruolo possa essere realmente efficace servono strumenti chiari e una rete organizzata. È necessario prevedere una formazione specifica e strumenti pratici per la valutazione dell'ideazione suicidaria e dell'autolesionismo, insieme a criteri condivisi per definire i livelli di urgenza, l'invio ai servizi specialistici e il successivo follow-up", sottolinea D'Avino.
La Fimp chiede quindi che il Piano definisca anche percorsi assistenziali e referenti territoriali, costruendo un collegamento strutturato tra Pediatria di famiglia e servizi di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza. L'obiettivo è ridurre i passaggi incerti tra l'individuazione di una situazione di rischio e l'accesso alla presa in carico specialistica.
Le Case della Comunità vengono indicate come una possibile sede di questa integrazione. "Di fronte a situazioni così complesse servono procedure condivise, responsabilità definite e un lavoro realmente multidisciplinare. Le Case della Comunità possono rappresentare uno spazio importante di integrazione tra Pediatria di Famiglia, Neuropsichiatria infantile, Psicologia e gli altri professionisti coinvolti", aggiunge il presidente Fimp.
Il passaggio successivo sarà la definizione del documento di indirizzo del Tavolo tecnico. Da quel testo dovranno emergere organizzazione, percorsi e strumenti con cui trasformare la prevenzione del suicidio da una serie di interventi territoriali a una strategia nazionale.




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