
BioNTech presenta nuovi dati su gotistobart, anticorpo monoclonale anti-CTLA-4 in sviluppo per il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) squamoso metastatico, in assenza di alterazioni genomiche azionabili. Nella prima parte dello studio di fase III PRESERVE-003, il trattamento ha mostrato una sopravvivenza globale mediana di 18,5 mesi, rispetto ai 10 mesi rilevati con docetaxel.
Nei pazienti con malattia progredita dopo terapia iniziale, docetaxel, da solo o associato a ramucirumab, continua a rappresentare una delle opzioni di riferimento. In questo setting, caratterizzato da prognosi sfavorevole e limitate alternative terapeutiche, diversi programmi clinici non sono finora riusciti a dimostrare un vantaggio netto rispetto alla chemioterapia.
Il confronto con altri approcci sviluppati nella stessa popolazione evidenzia la rilevanza potenziale del segnale osservato. Sacituzumab govitecan ha riportato una sopravvivenza mediana di 11,1 mesi, datopotamab deruxtecan di 12,9 mesi, mentre la combinazione cabozantinib-atezolizumab ha raggiunto 10,7 mesi; nei rispettivi bracci con docetaxel, la sopravvivenza si è collocata generalmente tra 10 e 12 mesi.
Gotistobart è stato progettato con un meccanismo sensibile al pH, finalizzato a favorire la deplezione delle cellule T regolatorie nel microambiente tumorale. L’obiettivo è ridurre la componente immunosoppressiva locale, riattivando la risposta antitumorale e contrastando i meccanismi di resistenza acquisita, un elemento particolarmente rilevante nelle linee successive di trattamento.
PRESERVE-003 è uno studio di fase III articolato in due stadi. I dati oggi disponibili derivano dalla prima fase dell’analisi; la loro traduzione in un possibile cambiamento dello standard terapeutico dipenderà quindi dalla conferma nel segmento pivotale dello studio, per il quale BioNTech prevede una prima analisi ad interim entro la fine dell’anno.
Il profilo di tossicità impone tuttavia cautela interpretativa. Gli eventi avversi gravi correlati al trattamento sono stati rilevati nel 44,4% dei pazienti trattati con gotistobart, contro il 29,3% nel gruppo docetaxel. Le interruzioni imputate a tossicità sono risultate rispettivamente del 15,6% e del 4,9%.
La colite è stata l’evento avverso di grado almeno 3 osservato più frequentemente con l’anticorpo sperimentale. Si tratta di un elemento coerente con le criticità note della classe anti-CTLA-4, che richiederà strategie di selezione dei pazienti, monitoraggio precoce e gestione tempestiva delle tossicità immuno-mediate qualora il beneficio di sopravvivenza venisse confermato.




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