
Obesità pediatrica, due modelli a confronto
Il tema è stato al centro della prima giornata del XXXIII Congresso Nazionale SIGENP, in corso a Genova dal 24 al 26 settembre 2026. In Europa circa un bambino in età scolare su tre presenta sovrappeso o obesità, mentre nel mondo la frequenza dell’obesità pediatrica è quadruplicata negli ultimi trent’anni.
Di fronte a una condizione in costante crescita, la posizione emersa in ambito pediatrico italiano privilegia un percorso graduale: modificare le abitudini quotidiane, promuovere una corretta alimentazione e l’attività fisica, accompagnare concretamente le famiglie e intervenire precocemente sui fattori di rischio.
L’impostazione assume anche una dimensione culturale. Il sovrappeso infantile può essere percepito come un problema meno urgente rispetto al sottopeso, con il rischio di ritardare il riconoscimento della condizione. A questo si aggiungono la diffusione degli alimenti ultraprocessati, i ritmi familiari sempre più rapidi e la difficoltà di mantenere regolarmente comportamenti salutari.
È in questo contesto che si colloca la maggiore prudenza italiana nei confronti degli analoghi del GLP-1. I farmaci anti-obesità possono essere utilizzati a partire dai 12 anni, ma le linee guida nazionali intersocietarie richiamate al congresso ne prevedono l’impiego negli adolescenti che non rispondono adeguatamente agli interventi sullo stile di vita.
Negli Stati Uniti il ricorso a questi trattamenti nella popolazione adolescenziale con obesità risulta invece più diffuso. La differenza non riguarda soltanto la disponibilità delle terapie, ma anche il modo di interpretare il rapporto tra intervento farmacologico, modificazione dei comportamenti e gestione a lungo termine della malattia.
Anche quando indicati, gli analoghi del GLP-1 non vengono considerati una soluzione definitiva: il peso può aumentare nuovamente dopo la sospensione, i costi possono superare i mille euro mensili e mancano ancora dati sufficienti sugli effetti a lungo termine in età pediatrica. È inoltre necessario monitorare il possibile sviluppo di disturbi del comportamento alimentare. Al di sotto dei 12 anni non è autorizzato alcun farmaco anti-obesità.
La scelta di privilegiare lo stile di vita implica quindi un ruolo centrale del pediatra nell’intercettazione precoce del rischio e nell’accompagnamento della famiglia. La valutazione non dovrebbe fermarsi all’indice di massa corporea, ma considerare anche adiposità viscerale, sindrome metabolica e complicanze come la malattia epatica associata all’accumulo di grasso.
La stessa logica vale per le dislipidemie: l’ipercolesterolemia familiare interessa circa un bambino ogni 300 e le prime alterazioni vascolari possono comparire già in età pediatrica. Screening e trattamento tempestivo diventano quindi strumenti di prevenzione cardiovascolare.
Dal congresso SIGENP emerge così una prospettiva nella quale il farmaco rappresenta un possibile supporto, ma non sostituisce la presa in carico globale del bambino. Famiglia, comportamenti, diagnosi precoce e continuità assistenziale restano gli elementi sui quali costruire la risposta all’obesità pediatrica.




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