
Un Registro nazionale dei medici qualificati in medicina estetica, accompagnato da criteri uniformi per la formazione professionale e la verifica delle competenze. È la proposta portata all'attenzione della Camera dei deputati dai parlamentari Annarita Patriarca e Luciano Ciocchetti, nell'ambito dell'esame del disegno di legge sulla riorganizzazione delle professioni sanitarie. L'iniziativa, sostenuta da diverse associazioni scientifiche tra cui la Federazione italiana medici estetici (Fime), punta a rafforzare la sicurezza dei pazienti e a contrastare l'esercizio abusivo delle attività sanitarie in un settore caratterizzato da una domanda crescente.
L'obiettivo è introdurre requisiti formativi riconoscibili su tutto il territorio nazionale, superando l'attuale frammentazione dei percorsi e offrendo ai cittadini uno strumento pubblico per verificare le qualifiche dei professionisti. Il Registro, secondo la proposta, dovrebbe comprendere i medici in possesso di una preparazione specifica e documentata, senza affidare la valutazione delle competenze esclusivamente alle dichiarazioni dei singoli operatori o alla loro visibilità commerciale.
Formazione verificabile e tutela dei pazienti
Per Nicola Zerbinati, presidente della Fime, 'la sicurezza dei pazienti deve essere il punto di partenza'. In un settore in continua espansione, sottolinea, ogni cittadino dovrebbe poter verificare la formazione e l'esperienza del professionista al quale si rivolge. 'Servono regole chiare, valide su tutto il territorio nazionale, per distinguere le competenze documentate dalla semplice promozione sui social', afferma Zerbinati.
La questione riguarda non soltanto il contrasto all'abusivismo, ma anche la definizione degli standard professionali richiesti per l'esecuzione dei trattamenti. La medicina estetica comporta valutazioni diagnostiche, indicazioni e controindicazioni cliniche, procedure invasive e gestione di possibili complicanze. La disponibilità di una formazione documentabile rappresenterebbe quindi uno strumento per rendere più trasparente il rapporto tra professionista e paziente.
Secondo Raffaele Rauso, vicepresidente della Fime, 'la medicina estetica non è un servizio alla persona privo di rischi: è medicina e richiede diagnosi, anamnesi, consenso informato e capacità di prevenire e gestire le complicanze'. Il Registro dovrebbe aiutare i cittadini a distinguere un percorso clinico strutturato da un'offerta prevalentemente commerciale, valorizzando al tempo stesso i medici che hanno investito in una preparazione specifica.
I controlli dei Nas e il confronto parlamentare
La proposta arriva in un contesto di crescente attenzione istituzionale verso le irregolarità del settore. Nel primo semestre del 2026 i Carabinieri dei Nas hanno effettuato 777 controlli in centri e ambulatori estetici, mentre il ministro della Salute Orazio Schillaci ha richiamato la gravità del fenomeno dell'abusivismo, sottolineando la necessità di affiancare alle verifiche strumenti di prevenzione e regolamentazione.
Il percorso parlamentare dovrà chiarire quali requisiti consentiranno l'iscrizione al Registro, come verranno riconosciuti i percorsi formativi già completati e quale organismo sarà incaricato di verificare le qualifiche. Aspetti che assumono particolare rilievo per evitare che l'introduzione di nuovi strumenti di certificazione produca ulteriori incertezze tra i professionisti già operanti.
L'iniziativa si inserisce nel più ampio confronto sulla riorganizzazione delle professioni sanitarie, ma non costituisce ancora una disciplina approvata né introduce, allo stato attuale, un obbligo di iscrizione a un nuovo Registro. L'eventuale definizione di standard nazionali rappresenterebbe un passaggio verso una maggiore uniformità dei requisiti professionali e una più chiara riconoscibilità delle competenze nella medicina estetica.




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