
Mettere a punto norme che regolino globalmente la commercializzazione dei medicinali contraffatti, impedendone le
importazioni. Questi i temi del IX International Pharma Licensing Symposium, a Roma con la partecipazione di 300 delegati di società produttrici di farmaci, provenienti da tutto il mondo. Quando scade un brevetto su un medicinale e le aziende produttrici di generici sono autorizzate a produrre la loro versione 'low cost', "la società 'originator' - ha ricordato durante un incontro con i giornalisti Marco Mochi, Direttore del Dipartimento Corporate Licensing Business Development di Sigma Tau - perde almeno 200 milioni di dollari per il primo anno fuori protezione commerciale. Inoltre, oggi i tempi della copertura brevettuale di una scoperta scientifica sono sempre più corti per una serie di motivi che vanno dalla richiesta di dossier sempre più approfonditi da parte delle agenzie internazionali, fino alla necessità di prevedere un “ombrello brevettuale di copertura sempre più esteso e dettagliato”, per evitareche aziende concorrenti possano, con una minima modifica d'uso, aggirare la protezione brevettuale e accedere allo sfruttamento economico e commerciale della scoperta. Tempi così ridotti spesso non consentono alle aziende di recuperare gli investimenti miliardari necessari a passare dall'intuizione dei ricercatori alla commercializzazione del prodotto.

Lo studio di fase III SAFFRON mostra che l’associazione di osimertinib e savolitinib migliora la sopravvivenza nei pazienti con NSCLC EGFR-mutato e alterazioni di MET dopo progressione al trattamento con osimertinib.

Nel terzo trimestre 2026 Novartis aumenta le vendite del 4% e l’utile operativo core del 10% a cambi costanti. Riviste al rialzo le previsioni annuali, mentre prosegue l’avanzamento della pipeline.

Nello studio di fase 3 su oltre 1.100 pazienti, intismeran autogene associato a pembrolizumab migliora il controllo della malattia rispetto alla sola immunoterapia

Nel trial DeLLphi-305, aggiungere tarlatamab a durvalumab nel mantenimento di prima linea ha ridotto del 58% il rischio di morte rispetto al solo durvalumab.
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