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Contro tumori faringe test “doppia terapia” alla Cattolica di Campobasso

Otorinolaringoiatria

Il tumore preso di mira dai ricercatori interessa ogni anno circa mezzo milione di persone nel mondo e circa il 60% dei nuovi casi viene diagnosticato in fase localmente avanzata. La terapia standard, se viene escluso l'intervento chirurgico, prevede la radiochemioterapia ossia l'uso di radiazioni dirette contro il cancro e la chemioterapia con cisplatino, un farmaco capace di danneggiare il Dna delle cellule maligne. Ma quando si usano le radiazioni il rischio è quello di danneggiare anche i tessuti sani circostanti. E, nel caso di una zona delicata come testa-collo, risparmiare danni alle zone immediatamente vicine diventa una necessità assoluta. Ecco perché alla Cattolica di Campobasso viene usata la radioterapia a intensità modulata (Imrt nella sigla inglese) che, attraverso una serie di fasci di radiazioni a intensità anche diversa tra loro, permette di concentrare l'attacco in un'area estremamente precisa, individuata precedentemente grazie alla Tac ed altri metodi di indagine. In questo modo è possibile aumentare la dose rivolta verso il tumore con maggiore sicurezza per i tessuti vicini. Il punto originale dello studio condotto a Campobasso è proprio la quantità di radiazioni sopportabile, dopo due cicli di chemioterapia cosiddetta di induzione.

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"In termini pratici - dice Alessio Morganti, direttore dell'Unità di radioterapia - poter usare dosi maggiori significa ottenere effetti positivi dalla terapia e accorciare il tempo in cui i pazienti devono subirla. In questo modo si ha una diminuzione dello stress, sia per loro che per i familiari, con un complessivo miglioramento della qualità di vita". Ciò a cui ora i ricercatori puntano è l'identificazione di criteri utili per selezionare ancora meglio quei pazienti che possono beneficiare di un trattamento così complesso e articolato con minor rischio di sviluppare tossicità gravi. E una nuova possibilità terapeutica per queste malattie è rappresentata anche dalla tecnica Vmat. Con questo metodo, impiegato in Italia per la prima volta alla Cattolica di Campobasso, è possibile ottenere la stessa precisione di trattamento della tecnica Imrt, ma con una durata della singola applicazione molto inferiore.
La tecnica Vmat, alla Cattolica, è stata sistematicamente introdotta nelle scorse settimane nel trattamento di questi tumori, grazie al personale delle Unità operative di Fisica sanitaria e di Radioterapia.
Fonte: Adnkronos

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