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Ginecologi con il ministro per la riforma dei punti nascita. I piccoli centri confluiranno in quelli più grandi

Ginecologia

"Ma - aggiunge- la rivoluzione si compirà solo se si darà il giusto riconoscimento a tutte le fasi, della pianificazione familiare alla nascita. Per questo è indispensabile intervenire sui rimborsi e i Drg. Oggi un parto normale 'vale' meno di un'artroscopia, dai 1.200-2.000 euro. Se le prestazioni che riguardano l'ostetricia e la ginecologia non vengono rivalutate, per far quadrare i conti ci si troverà costretti a limitarle controllandone la quantità e diminuendo la qualità". Il cambiamento necessario è in primo luogo culturale, di approccio alla salute della donna. "Vi è una scarsa attenzione a tutti quei disturbi 'di genere' che hanno come denominatore comune il dolore, in ambito pelvico, addominale e sistemico, dall'adolescenza alla menopausa", denuncia Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia del San Raffaele Resnati di Milano e co-presidente del Congresso. "Dolore che spesso interessa più organi e funzioni. Da un nostro sondaggio effettuato su 750 italiane che lamentano sofferenza ginecologica emerge che il dolore pelvico è molto diffuso e che le correlazioni sono sottostimate: il 56% di loro soffre di colon irritabile, il 47.8% di dispareunia, il 37.3% di mestruazioni dolorose (e di queste ben l'86,6% prima dei 20 anni), solo per citare i più consistenti. Il 66.3% giudica questa sofferenza di intensità pari a 7 o più in una scala da 1 a 10 ed ha un impatto pesante sulla vita quotidiana: ben il 21.1% afferma di provarlo sempre, il 16.3% una volta a settimana" L'attenzione al dolore scarseggia nella pratica anche nei confronti del parto. "In Italia attualmente solo il 16% delle strutture offre l'anestesia epidurale, in Gran Bretagna e in Francia la utilizza il 70% delle partorienti, il 90% negli Usa - spiega Nicola Natale, Primario Emerito A.O. Manzoni di Lecco e co-presidente del Congresso, una chiara discriminazione per le nostre pazienti". Il sistema attuale è stato disegnato negli anni '60, quando i parti superavano il milione l'anno.

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'Oggi sono meno della metà, ma è aumentata la complessità, per l'innalzamento dell'età alla gravidanza e perché sono cambiate le donne - afferma Mauro Buscaglia, Direttore del dipartimento di Ginecologia del San Carlo di Milano e co-presidente del Congresso - basti pensare che nel 2008 sono stati 72.472 i figli di genitori stranieri. Al San Carlo, ben 544 donne su 1500 che hanno partorito nel 2009 erano extracomunitarie. Di queste il 10% musulmana. Su 776 aborti totali, nel 63% dei casi la richiesta è venuta da straniere, il 17% delle quali islamiche". Donne che, in genere, "non si fanno visitare dal ginecologo se non in presenza del marito, e solo da medici donna. E' evidente quindi l'urgenza di preparare il personale a confrontarsi con culture, sensibilità e problematiche nuove", conclude Buscaglia. Il Congresso, che affronta a 360° le tematiche della salute femminile, giunge al termine di un anno 'caldo' per la ginecologia, al centro di alcuni episodi che hanno creato nel Paese preoccupazione e sconcerto: 'E' necessario rassicurare la popolazione, senza negare le criticità", afferma Giovanni Monni, primario di ostetricia e ginecologia all'ospedale Microcitemico di Cagliari e presidente Aogoi. "La più evidente - continua l'esperto - è il tasso di cesarei, che con una media del 38% è il più alto in Europa, sintomo evidente degli attuali problemi organizzativi. La riforma deve però avvenire in maniera virtuosa, senza prevedere tagli al personale che anzi va potenziato. Vanno uniti gli organici e chi attualmente lavora in piccoli centri andrà a supportare le equipe di quelli più grandi. Per riuscirci servono però risorse economiche: solo un impegno reale potrà consentire che questa riforma diventi concreta. Non vogliamo accada come per il Progetto obiettivo materno infantile 200-2002, completo nei contenuti ma rimasto sulla carta'. Clicchi qui per commentare.

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