
"Un tavolo di concertazione tra medici di famiglia e Federfarma - ha detto Lorenzo Adami, segretario Fimmg Verona, tra i promotori della richiesta di accordo tra Fimmg Veneto, Federfarma e Regione - è già stato attivato. Il secondo passo deve andare verso una collaborazione fattiva per evitare il rischio che farmaci sostituiti creino complicazioni nei pazienti fragili. A noi medici il compito di stampare la dicitura 'non sostituibile' sulle ricette di tutti i pazienti a rischio, ai farmacisti il rispetto della nota e la tempestiva comunicazione di eventuali criticità al medico". "L'ipotesi presentata è molto interessante e credo ci siano tutti i presupposti per l'ufficializzazione dell'accordo - ha detto Marco Bacchini, presidente di Federfarma Veneto - che porterà farmacisti e medici di famiglia a condividere un percorso verso la non sostituibilità dei generici con altri farmaci equivalenti, per la tutela dei pazienti identificati come fragili". Ma gli anziani hanno anche altri problemi, relativi all’assunzione di farmaci, soprattutto per quanto riguarda gli effetti collaterali. Il dato, in pubblicazione a fine giugno sugli Archives of Internal Medicine, la dice lunga sulla propensione a prendere farmaci da parte delle fasce di età più alte della popolazione. La maggior parte degli intervistati dalla geriatra americana ha spiegato di aver paura degli effetti collaterali delle medicine e di non voler prendere neppure una pastiglia in più oltre quelle già prescritte. E anche se gli eventi avversi ipotizzati in questo caso potrebbero essere derubricati a piccoli fastidi, nulla da fare, la pillola proprio non va giù. Non di rado, come è stato rilevato in Italia gli anziani smettono di prendere le medicine o si auto-riducono i dosaggi. Un fai da te che spesso non fa che peggiorare la situazione, perché cambiare gli schemi terapeutici può aumentare proprio il rischio degli effetti indesiderati. Va detto che le paure degli anziani non sono del tutto campate per aria: il loro metabolismo è rallentato; reni e fegato non lavorano più come una volta. I farmaci, eliminati peggio e più lentamente, possono perciò restare più a lungo in circolo a dosaggi maggiori, aumentando davvero la probabilità di eventi avversi. C’è anche da dire che gli anziani tendono a bere e mangiare poco: una scarsa idratazione può peggiorare l’escrezione dei farmaci, la riduzione dell’apporto di proteine dalla dieta può sbilanciare gli equilibri dei molti medicinali che "viaggiano" nel sangue legati alle proteine, aumentandone la quantità libera di agire e provocare "guai". Se a questo si aggiunge che gli anziani spesso non prendono un medicinale soltanto, ma magari 7 o 8 pillole diverse, perché oltre ad avere la pressione alta hanno una bronchite cronica, l’artrosi o uno scompenso cardiaco, si capisce perché la probabilità di interazioni ed eventi avversi legati ai farmaci sia inesorabilmente più alta fra gli over 65.



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