
L'esperimento e' stato condotto all'Universita' di Tokio. Sempre made in Japan e' l'occhio in provetta: e' ''sbocciata'' spontaneamente la retina in provetta a partire da cellule embrionali. Poi ci sono i polmoni, primo organo complesso nato in provetta, con una tecnica che utilizza la struttura naturale dell'organo come impalcatura su cui si sviluppano le nuove cellule, all'interno di un incubatore che simula l'ambiente embrionale. E ancora, c'e' la pelle, primo tessuto coltivato in provetta. E sono tante anche le sperimentazioni cliniche gia' in corso con staminali: recente e' l'annuncio della compagnia Geron secondo cui un primo paziente paralizzato per un trauma al midollo spinale e' stato sottoposto al trattamento basato su cellule staminali embrionali. Mentre in Italia dovrebbe iniziare presto la sperimentazione con staminali adulte su pazienti affetti da sclerosi laterale amiotrofica ideata da Angelo Vescovi, direttore scientifico della Casa Sollievo della Sofferenza di San Pio di San Giovanni Rotondo. Sara' italiana anche la guida del primo primo studio mondiale sui pazienti con la sclerosi multipla sull'utilizzo delle cellule staminali mesenchimali autologhe, staminali adulte presenti nel midollo osseo e prelevate dal paziente stesso; lo studio sara' diretto da Antonio Uccelli, responsabile Centro Sclerosi del Dipartimento di Neuroscienze dell'Universita' di Genova. Ma sono molti altri gli studi clinici in corso o sulla linea di partenza che hanno per protagoniste le staminali. E' questa la ricetta per riparare i cuori infartuati messa a punto da scienziati italiani di fama internazionale che lavorano in Usa: isolare cellule staminali cardiache del paziente da un lembo del suo tessuto cardiaco, moltiplicarle in provetta e poi reiniettarle nel paziente stesso. Le cellule iniettate fanno il resto, riparando il cuore. A raccontare la procedura e' uno dei capofila del lavoro, Roberto Bolli, originario di Perugia e ormai da molti anni all'estero: ''abbiamo raccolto un piccolo pezzo di tessuto cardiaco (l'appendice atriale destra) durante l'operazione di bypass coronarico cui tutti i pazienti sono stati sottoposti; le cellule cardiache sono state isolate da questo tessuto e poi espanse in provetta fino a che non abbiamo ottenuto pochi milioni di cellule. Alla fine le abbiamo reinfuse nello stesso paziente da cui era stato prelevato il tessuto''. Questo trattamento permette al cuore di ripararsi dopo un infarto, laddove da solo non ce la farebbe. Infatti, spiega ancora Bolli, dopo un infarto una parte del tessuto cardiaco muore, e con lui anche le staminali cardiache di quella regione. In piu' le staminali endogene del cuore non hanno accesso spontaneo al tessuto necrotico infartuato perche' la cicatrice che si e' formata in quel tessuto non e' vascolarizzata. La chiave del successo della terapia, spiega Bolli, e' che ''noi iniettiamo le staminali direttamente nella cicatrice, cosa che permette alle staminali di andare proprio la dove servono''. ''Le cellule staminali cardiache da noi usate sono naturalmente programmate proprio per riparare il cuore - sottolinea Bolli - per cui riteniamo che per questa funzione siano migliori di altre staminali (come quelle del midollo osseo usate in studi simili). Ma per ora non ci sono dati a dimostrazione della superiorita' delle nostre cellule sulle altre'', per cui e' importante procedere con tutti gli studi. Quel che conta e' che, visti i risultati di Scipio (lo studio coordinato da Anversa e Bolli e oggi presentato a Orlando in Usa), ''le nostre sperimentazioni cliniche andranno avanti, conclude Bolli: contiamo di iniziare una sperimentazione di fase II su diverse centinaia di pazienti nel 2012''.

Le nanovescicole derivate dalla membrana amniotica hanno ridotto la neuroinfiammazione e salvaguardato le funzioni cognitive nei modelli sperimentali. I ricercatori: «risultati promettenti, ma servono ulteriori conferme nell’uomo»

Dagli impianti cellulari ai farmaci che stimolano il pancreas, fino ai geni inseriti nel muscolo. Al congresso SID, nuovi approcci puntano a recuperare le funzioni compromesse dalla malattia.

La senescenza cellulare emerge come snodo chiave dell’invecchiamento e delle patologie correlate.

Una ricerca individua il motore nascosto dell’infiammazione cronica e apre la strada a nuove cure mirate
Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.