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Garattini, i generici scontano la diffidenza di medici e farmacisti

Farmaci

  A incidere, secondo il farmacologo, c'è ''la sfiducia di medici e farmacisti sui generici, che si riverbera sui cittadini''. C'è stato inoltre un problema di comunicazione sulla diffusione di questi farmaci già a partire dal nome.  ''L'equivoco sugli equivalenti nasce dal fatto che - spiega - la gente li conosce con il nome di generici, un termine che in italiano suona male. Ma quello che è generico non è il farmaco, bensì il suo nome''. Il farmaco generico è utile invece, anche perchè ''senza avremmo continuato ad avere prezzi alti per i medicinali. Da quando sono stati introdotti, i prezzi di alcuni farmaci sono calati fino al 70%. Il generico è quindi un grande stimolo ad abbassare i prezzi e spero continui così per la concorrenza tra le aziende''. In Italia tra l'altro gli stessi generici costano più che negli altri paesi, proprio perché non sono ancora così diffusi. Quello che si deve evitare, conclude Garattini, ''è di non smettere di fare ricerca su questi farmaci perché diventano generici, perché si possono scoprire nuovi utilizzi e aspetti. Il rischio altrimenti è di perdere farmaci preziosi a scapito di altri non migliori, ma più costosi e dunque appetibili per il mercato''. In Italia il mercato del generico marcia a macchia di leopardo: molte ancora le differenze tra Nord e Sud, dove la Lombardia è senza dubbio una delle Regioni più virtuose anche se, spiega Carlo Buttini, Senior Manager Healthcare Solutions Ims Health, “anche qui, come in molte altre regioni, eventuali azioni per diffondere l’uso appropriato di farmaci a brevetto scaduto e dei loro equivalenti potranno certamente liberare risorse importanti per garantire l’accesso a terapie innovative altrimenti difficili da introdurre visti i budget di spesa sempre più limitati”. Ma Buttini va oltre e approfondisce la questione spesa, anche perchè la legge Balduzzi, come noto, impone l’indicazione alla prescrizione per principio attivo. “L’impatto è diversificato a seconda delle Regioni e della classe di medicinale presa in esame – sottolinea -. Ci sono Regioni come il Lazio e la Campania dove l’effetto non è stato significativo e altre come Lombardia, Piemonte e Toscana dove, invece, le ricadute sono state rilevanti. In particolare classi di molecole come gli inibitori di pompa protonica hanno avuto l’effetto più evidente. La quota di mercato dei prodotti equivalenti è, infatti, passata dal 39% alla vigilia del decreto al 46% del maggio 2013» conclude Buttini. Il problema della mancata diffusione in Italia del farmaco generico, comunque, convengono gli esperti convenuti, è essenzialmente culturale.

L'indagine su medici e farmaci. Nonostante le preoccupazioni per la situazione economica, la maggioranza degli italiani (81%) ha fiducia nel futuro della sanità. Quello che i pazienti desiderano per il prossimo futuro sono percorsi di cura in grado di monitorare il decorso della malattia con nuove tecnologie (88%), strumenti di autodiagnosi e autocura, diagnosi più veloci (77%), un farmaco unico in grado di curare più patologie (34%) e un maggior numero di farmaci disponibili (80%). Sono questi alcuni dei 'desideri' rilevati dalla ricerca 'I percorsi del futuro', realizzata da Doxa per conto di Teva Italia. E anche se gli utenti sono sempre più informati, e cercano notizie su internet, la maggior parte degli italiani alla fine si fida dei consigli del proprio medico e farmacista. L'indagine ha anche analizzato la percezione che si ha dei farmaci generici, ed è emerso che solo il 2% non ne ha mai sentito parlare, mentre il 90% li ha utilizzati almeno una volta. Tuttavia i farmaci equivalenti scontano ancora diversi pregiudizi, tra cui quello che possono andare bene per curare disturbi banali, ma non le malattie importanti, o che sono meno tollerabili rispetto agli altri farmaci perché hanno eccipienti diversi. ''Chi conosce il generico - spiega Managing director di Doxa Marketing Advice - perché è informato e lo ha provato, lo sceglie di nuovo. Tra coloro che hanno già usato un farmaco equivalente e ne ha avuto esperienza positiva (77%), il 73% è propenso all'uso di generici e il 70% alla loro diffusione''. Dalla ricerca emerge anche il ruolo di 'consigliere' del medico e del farmacista, che rimangono punto di riferimento per il paziente. Il 73% ne ha infatti parlato con il medico, anche se per il 31% il medico non era né favorevole né contrario a questi farmaci, e l'8% contrario. ''Sono stupito di questi dati - commenta Giuseppe Nielfi, presidente del sindacato Sumai -. Tra i medici, specialmente quelli di base, dovrebbe esserci più condivisione sui generici. E' importante che vi sia più informazione sui medici e i pazienti. Il generico è la strada infatti per rendere più sostenibile il sistema sanitario''.

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Fonte: garattini, ims health

Farmaci
Commenti
SS
Saverio Schinzari
Ah Garattini ? Il trombettiere del re della banda Bassotti.
Rispondi
20/10/2013 10:23
SS
Saverio Schinzari
Meglio tacere quam deficere, caro professore...!
Rispondi
20/10/2013 10:19
AS
Alfonso Sauro
Con un duro lavoro ho scritto un simpatico libri cigno sui generici ..... Non si trova un minimo di sponsor ....
Rispondi
19/10/2013 08:24
AC
Antonio Cimbalo
GARATTINI, SONO D'ACCORDO CON TE, DOBBIAMO USARE I GENERICI, PERO' TU TI DEVI PRENDERE UNA RESPONSABILITA' DEVI DIRE CHE IL GENERICO E' UGUALE AL BRAND, NON EQUIVALENTE, PERCHE SI PUO' SCHERZARE CON LA LINGUA ITALIANA, MA NON CON LA SALUTE DELLA GENTE!!!!!!!
Rispondi
17/10/2013 16:54
CP
Carlo Pastorelli
AI SIGNORI COLLEGHI MEDICI E FARMACISTI A PROPOSITO DI GENERICI SEGNALO ALCUNI FATTI 1.BIOEQUIVALENZA NON SIGNIFICA BIODISPONIBILITA’ CAMBIANDO GLI ECCIPIENTI CHE DOVREBBERO ESSERE VEICOLI ATTIVI DEL PRINCIPIO ATTIVO CAMBIA LA MODALITA’ DI TRASPORTO A LIVELLO EMATICO ,IL LEGAME A LIVELLO RECETTORIALE E L’ASSORBIMENTO NEI TESSUTI PER I FARMACI OVE QUESTE AZIONI SONO RICHIESTE CAMBIANDO GLI ECCIPIENTI TUTTO QUESTO CAMBIA MOLTI GENERICI PUR AVENDO LO STESSO PRINCIPIO ATTIVO HANNO ECCIPIENTI DIVERSI E QUINDI BIODISPONIBILITA’ DIVERSA E QUINDI EFFICACIA DIVERSA 2.I GENERICI DEVONO ESSERE CONFRONTATI CON IL FARMACO ETICO DI RIFERIMENTO NEGLI STUDI REGISTRATIVI CONTROLLATI. SPERANDO CHE SIANO SVOLTI IN PAESI DOVE LA RICERCA SIA EFFETTUATA SECONDO PRINCIPI DI RIGORE SCIENTIFICO E ETICO 3. I FARMACISTI CAMBIANO MOLTO SPESSO GENERICI ALLO STESSO PAZIENTE QUINDI CAUSANDO SPESSO DI FATTO INCOSTANZA DELL’EFFETTO TERAPEUTICO 4. SE UN GENERICO E’ EFFICACE BISOGNA CONTINUARE A DARE SEMPRE LO STESSO AL DOSAGGIO CHE SI E’ RIVELATO EFFICACE E CHE PUO’ ESSERE DIVERSO DA QUELLO DEL FARMACO ETICO. CIO’ PERCHE’ LA RESPONSABILITA’ DELLA GESTIONE DELLA TERAPIA E’ DEL MEDICO E NON PUO’ ESSERE AFFIDATA AL FARMACISTA. IN QUESTO VI E’ DA DIRE CHE IL FARMACISTA NON HA ALCUNA RESPONSABILITA’ MA CHE IL MINISTERO DELLA SALUTE E’STATO QUANTO MAI SUPERFICIALE E A MIO AVVISO OMISSIVO CARLO PASTORELLI direi al signor Garattini che la Clinica é vedere i pazienti dal vivo e valutare parametri clinici oggettivi e non pontificare da varie cattedre.Ricordo bene che in tempi passati sostenne in una intervista radiofonica che la depressione si poteva curare con una passeggiata per cui gli antidepressivi non servivano.Potrei parlare di questi e altri farmaci generici e vedere chegli stessi pazienti (che li assumono con fiducia )e noi vediamo enormi differenze.QUESTE SONO EVIDENZE CLINICHE!!!!!! ILSIGNOR GARATTINI FAREBBE BENE AD ANDARE NEGLI AMBULATORI DEI MEDI E VEDERE PAZIENTI CON LORO DIREBBE MENO INESATTEZZE (PER ESSERE GENTILE)
17/10/2013 15:54

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