
Ma è aumentato il consumo medio; sale anche l'uso di prodotti alternativi
Il lockdown è stata un'occasione per smettere di fumare per 630mila persone, ma chi non ce l'ha fatta in molti casi ha aumentato il numero di sigarette fumate, e molte persone hanno iniziato ad usare le sigarette elettroniche o i prodotti a tabacco riscaldato. Le luci e le ombre sono state evidenziate da uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l'Istituto Mario Negri, l'Università Vita-Salute S. Raffaele, l'Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete Oncologica (Ispro) e la Doxa, presentato in vista della Giornata Mondiale senza tabacco del 31 maggio.
Parallelamente nello stesso periodo ci sono stati 436mila svapatori in più, con gli utilizzatori di sigaretta elettronica prima del lockdown che erano l'8,1%, e la percentuale è salita al 9,1%. I consumatori di prodotti a tabacco riscaldato erano il 4,1% degli italiani, ovvero circa 1.787.600 persone, e sono saliti al 4,4% con un incremento pari a circa 130.800 persone. "I dati dell'indagine - afferma Roberta Pacifici, direttore del Centro Nazionale Dipendenze e doping dell'Iss - ci dicono che il fumatore fortemente motivato ce la può fare a smettere e che situazioni di particolari emergenza sanitaria possono diventare una grande opportunità di salute". Durante il periodo del lockdown, avverte l'Iss, gli operatori del telefono verde dedicato 800 554088 hanno gestito una media di 31 telefonate al giorno (52 nel periodo pre lockdown) ma la durata di ciascuna telefonata è raddoppiata passando a circa 15 minuti. Sono aumentate le telefonate di fumatori con patologie fumo correlate e fumatori incentivati a smettere per la paura di essere più vulnerabili al COVID-19. "Non sono mancate - sottolinea l'Iss - telefonate di familiari di fumatori che si sono trovati a subire il fumo passivo in casa o di genitori di adolescenti che si si sono accorti dell'utilizzo da fumo da parte dei loro figli".
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