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Tumore ai polmoni, mix di farmaci posticipa di sei mesi la progressione della malattia

La ricerca disegnata promossa e gestita da una giovane ricercatrice dell’Irccs partenopeo. Centosessanta i pazienti arruolati in 43 centri italiani
Farmaci

E’ napoletano un importante studio sul tumore polmonare che, posticipando di sei mesi la progressione della malattia, riduce le dimensioni del tumore nel 70 per cento dei pazienti, ne prolunga di 11 mesi la sopravvivenza e interessa soprattutto i fumatori e gli ex fumatori. I risultati presentati questa mattina a Parigi durante il congresso annuale della Societa Europea di Oncologia Medica (Esmo).  

Si chiama Beverly e dall’incontro di un farmaco "intelligente" già in uso nelle terapie correnti, l’Erlotinib, e un farmaco antiangiogenico, cioè che blocca la capacità del tumore di crearsi dei propri vasi sanguigni, il Bevacizumab, posticipa di circa sei mesi la progressione della malattia e prolunga di quasi un anno la sopravvivenza, riducendo le dimensioni del tumore nel 70 per cento dei pazienti, rispetto al 50 per cento ottenibile con il solo Erlotinib. Lo studio disegnato promosso e gestito da Marilina Piccirillo (nella foto), giovane ricercatrice del Pascale, in collaborazione con l’Unità Sperimentazioni Cliniche dell’Irccs partenopeo, diretto da Franco Perrone, e l’Oncologia Toraco-Polmponare diretta da Alessandro Morabito, è stato avviato nel 2016 su 160 pazienti arruolati. Di questi pazienti chi ha tratto maggiori benefici dalla combine di farmaci sono stati i fumatori e gli ex fumatori.

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"Parliamo di pazienti – spiega Piccirillo – con tumore del polmone che presenta una specifica mutazione genetica a carico del gene chiamato EGRF, che la rende sensibile ad una categoria di farmaci intelligenti diretti contro di essa, e che rappresentano circa il 15 per cento del totale dei pazienti con tumore del polmone nei paesi occidentali". I pazienti sono stati arruolati dall’Istituto dei tumori di Napoli e in altri 42 centri che hanno chiesto di partecipare allo studio.  

Ma una volta presentati i risultati cosa accade?  

"La combinazione di farmaci – continua Piccirillo - che si è dimostrata efficace in Beverly è già registrata dall’agenzia Europea EMA sulla base dei precedenti risultati di studi condotti in Asia e potrebbe essere quindi utilizzata nei pazienti che per qualche motivo fossero non candidati al trattamento con un altro farmaco (Osimertinib) oggi prevalentemente utilizzato come prima scelta. Inoltre, i i nostri risulati suggeriscono di esplorare in ulteriori studi clinici se l’aggiunta dei farmaci che contrastano la capacità dei tumori di costruirsi i propri vasi sanguigni possa risultare efficace anche in associazione ad altri farmaci diretti contro la mutazione dell’EGFR, in particolare nei pazienti fumatori o ex fumatori al momento della diagnosi. Infatti, nelle nostre analisi il beneficio dell'associazione con Bevacizumab sembra molto maggiore nel gruppo dei pazienti fumatori o ex fumatori".

Lo studio Beverly rappresenta un importante esempio di collaborazione scientifica accademica tra 43 centri distribuiti in tutto il territorio nazionale. Nei prossimi mesi, grazie alla collaborazione dell’Unità di Biologia Molecolare e Bioterapie dell’Istituto, diretta da Nicola Normanno, verranno anche analizzati i campioni di sangue raccolti nel corso dello studio per valutare l’utilità della cosiddetta biopsia liquida, che consente di valutare le anomalie genetiche della malattia in un semplice prelievo di sangue. Grazie a queste analisi si verificherà se è possibile identificare gruppi di pazienti con maggiori o minori probabilità di trarre un beneficio dal trattamento con l’associazione di Bevacizumab e Erlotinib.

"E’ davvero motivo di orgoglio che un progetto interamente di questo valore sia stato pensato, progettato e coordinato dal nostro Istituto – dice il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi - , in particolare da una ricercatrice che, pur essendo molto giovane, ha già al suo attivo una serie di riconoscimenti internazionali. E’ un segnale che la ricerca viene attivamente alimentata e costituisce sempre più il cardine fondamentale a supporto delle attività assistenziali".

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