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Procreazione assistita, la Corte costituzionale deciderà sulle donne single. Greco (Sidr): la legge 40 va modificata

Sanità pubblica Redazione DottNet | 11/09/2024 18:40

"Grazie alle nostre iniziative in difesa dei diritti delle persone, a partire dai referendum del 2005 che non raggiunsero il quorum necessario, e nei tribunali successivamente alcuni di questi divieti sono stati progressivamente smantellati."

Dopo 9 anni dall'ultimo intervento di incostituzionalità, la Corte costituzionale tornerà a esprimersi sulla legge 40 del 2004 'Norme in materia di procreazione medicalmente assistita (Pma)', in particolare sull'articolo 5 che prevede il divieto di accesso alle tecniche da parte di persone single.  Lo rende noto l'Associazione Luca Coscioni.  Il Tribunale di Firenze ha, infatti, sollevato la questione di legittimità costituzionale nell'ambito di un procedimento portato avanti da Evita, una donna single 40enne di Torino, che aveva richiesto di poter accedere alla Pma in un centro di fecondazione assistita in Toscana. La donna è assistita dal team legale dell'Associazione Coscioni, coordinato da Filomena Gallo, avvocata e segretaria nazionale dell'associazione. La giudice ha rimesso la questione alla Consulta, ritenendo che ci siano sufficienti motivi per dubitare della legittimità dell'articolo 5 della legge 40, che consente l'accesso alle tecniche di fecondazione medicalmente assistita esclusivamente alle coppie di sesso diverso e non anche alle persone singole.   “Questa ordinanza rappresenta un passo importante verso l’affermazione dei diritti riproduttivi delle persone singole in Italia” ha dichiarato Filomena Gallo, Segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, difensore e coordinatrice del team legale (composto anche dagli avvocati Marilisa D’AmicoMassimo ClaraAngioletto CalandriniGianni BaldiniBenedetta LiberaliFrancesca ReRocco BerardoPaola Angela Stringa e Alessia Cicatelli) che ha assistito Evita.

“Siamo fiduciosi che la Corte costituzionale possa riconoscere la discriminazione e l’ingiustizia di una norma che limita ingiustamente l’accesso alla genitorialità. Cancellare il divieto in vigore non crea nessun vuoto normativo perché le procedure sono normate e l’eterologa è legale in Italia dal 2014 grazie alla sentenza di incostituzionalità n. 162. L’Associazione Luca Coscioni fin dal 2004 si batte per eliminare gli irragionevoli divieti imposti dalla legge 40/2004, che ha limitato per anni l’accesso alle tecniche di procreazione assistita in Italia. Grazie alle nostre iniziative in difesa dei diritti delle persone, a partire dai referendum del 2005 che non raggiunsero il quorum necessario, e nei tribunali successivamente alcuni di questi divieti sono stati progressivamente smantellati.

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"Il nostro lavoro però non si ferma: oltre al divieto di accesso alle tecniche per le persone single, su cui ora dovrà esprimersi la Consulta, e per le coppie omosessuali, e all’affermazione del rapporto di filiazione per i nati da tecniche eseguite all’estero a seguito dei divieti italiani, rimangono in vigore il divieto di donazione di embrioni non idonei per una gravidanza alla ricerca scientifica, su cui era stato ammesso il quesito referendario nel 2005, e la necessità di una legge che disciplini la gravidanza per altri solidale (GPA). A oggi ricordiamo che circa 14 mila bambini all’anno nascono tramite queste tecniche e senza la cancellazione dei divieti con pronunce di incostituzionalità tutto ciò non sarebbe stato possibile per assenza di volontà politica del legislatore che ha sempre preferito in 20 anni non modificare la legge 40/04”. Nel procedimento in Corte costituzionale, oltre alla Associazione Luca Coscioni per i propri associati che chiedono l’accesso a queste tecniche riproduttive, è stata ammessa dai giudici anche un’altra donna, Serena, 36enne di Brescia, che ha ricevuto un diniego, da parte di 2 centri di fecondazione assistita, alla sua richiesta di poter accedere alla PMA da donna single.

"La legge 40 del 2004 deve essere modificata e resa più moderna, al passo con le attuali esigenze della società. Ormai questa legge non esiste più, perché le sentenze della Corte Costituzionale ne hanno mutato totalmente l’impianto. Oggi la Procreazione Medicalmente Assistita è un obiettivo che per molte donne, come emerge dalle cronache nazionali di questi giorni, ultimo caso la 40enne Evita a Torino, può essere irraggiungibile, come per le donne single, visto che la donna il cui partner è deceduto o è separato è una donna single". Lo afferma il professor Ermanno Greco, Presidente della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.), in merito alla legge 40 del 2004, che consente il ricorso alla PMA. "Infatti, le recenti linee guida pubblicate dal Ministero della Salute - aggiunge Greco - contenenti le indicazioni delle procedure e delle tecniche di PMA, che prevedono che dopo la fecondazione assistita dell'ovulo il consenso non possa essere revocato e la donna possa richiedere l'impianto dell'embrione anche se il partner sia deceduto o se è cessato il loro rapporto, non si estendono alle donne che vivono sole né alle coppie omosessuali". Tra l’altro, osserva Greco, la legge 40, sebbene abbia aiutato molte coppie a realizzare il desiderio di diventare genitori, ha vent’anni, per cui andrebbe aggiornata anche in base all’evoluzione tecnologica, in particolare l’uso dell’Intelligenza Artificiale, la diagnosi genetica sull’embrione e le tecniche di preservazione della fertilità. Va riconosciuto che sono molti i progressi ottenuti grazie a questa norma, per cui è necessario continuare a monitorare e valutare le sue applicazioni. Ma è urgente attuare delle modifiche" conclude.

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