
La riforma della sanità territoriale prevista dal Pnrr rischia di non centrare il suo obiettivo primario: garantire un’assistenza di prossimità efficace e continuativa ai cittadini. A lanciare l’allarme è lo Snami, che denuncia un ritardo strutturale nell’attuazione delle Case della Comunità e una carenza di personale medico che potrebbe comprometterne il funzionamento reale.
Secondo il presidente del sindacato, Angelo Testa, il problema non è legato alle risorse economiche o al quadro normativo.
Strutture realizzate, modelli incompleti
Secondo Snami, solo una parte marginale delle Case della Comunità previste risulta oggi operativa secondo il modello completo delineato dal Dm 77. La maggioranza delle strutture funziona infatti con servizi parziali, orari ridotti o ha la funzione di semplice sportello amministrativo. Non si verifica dunque l’auspicata presa in carico multidisciplinare, che rappresenta il cuore della riforma.
“Si è costruito il contenitore prima di decidere cosa metterci dentro”, è un’osservazione di Testa che evidenzia come il coinvolgimento dei medici di famiglia sia - a suo avviso - avvenuto in modo marginale o tardivo.
Il ruolo dei medici di famiglia nella riforma territoriale
Peraltro, la posizione di Snami è chiara: la presenza del medico di medicina generale all’interno delle Case della Comunità non può essere imposta per via burocratica. “Deve essere volontaria, integrata con l’attività territoriale e professionalmente riconoscibile”, ha chiarito il presidente del sindacato, richiamando la necessità di un modello organizzativo che rispetti il rapporto fiduciario tra medico e paziente.
In assenza di un quadro contrattuale chiaro e di condizioni di lavoro sostenibili, il rischio è che i professionisti restino ai margini della riforma, vanificando l’investimento effettuato sulle strutture.
La scadenza del Pnrr e il rischio di un risultato solo formale
Il sindacato segnala un rischio concreto legato alle tempistiche del Pnrr. Alla scadenza di giugno 2026, avverte Snami, si potrebbe arrivare con edifici pronti e obiettivi formalmente rispettati, ma senza i professionisti necessari a renderli operativi.
Una situazione che consentirebbe di centrare i target amministrativi del Piano, ma che tradirebbe lo spirito della riforma della sanità territoriale, pensata per rafforzare l’assistenza di prossimità e la continuità delle cure.
“Senza medicina di famiglia, occasione mancata”
“Se non si rimette al centro la medicina di famiglia, il rapporto fiduciario con il cittadino e l’integrazione reale dei professionisti”, ha concluso Testa, “le Case della Comunità rischiano di diventare l’ennesima occasione mancata”.
Una considerazione che si aggiunge alle criticità già emerse sul fronte infermieristico e che riporta il tema del personale al centro del dibattito sulla riforma del Servizio sanitario nazionale, mentre la scadenza del PNRR si avvicina.




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