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Glaucoma, oltre un milione di italiani colpiti ma molti arrivano tardi alla diagnosi

Oculistica Lucia Oggianu | 16/04/2026 10:42

Metà dei pazienti non sa di esserne affetta. Prevenzione e nuove terapie per ridurre il rischio di disabilità visiva

Il glaucoma è una delle principali cause di cecità irreversibile nel mondo e continua a essere una patologia sottovalutata. In Italia riguarda oltre un milione di persone, ma secondo gli specialisti 1 paziente su 2 non sa di esserne affetto. Una condizione che avanza lentamente, spesso senza dare segnali, e che proprio per questo può compromettere la vista quando il danno è già significativo.

La malattia

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Il glaucoma è una patologia oculare cronica e progressiva che colpisce il nervo ottico, fondamentale per la trasmissione delle informazioni visive al cervello. Se non trattato tempestivamente, può portare a danni irreversibili fino alla perdita della vista. La malattia è particolarmente diffusa tra gli over 60, ma può comparire anche in età più giovane. Il problema principale è la sua assenza di sintomi nelle fasi iniziali, che rende difficile una diagnosi precoce in assenza di controlli specialistici.

"Il glaucoma non dà sintomi nelle fasi iniziali e non può essere percepito dal paziente – spiega Luciano Quaranta, direttore e fondatore del Centro Oculistico Italiano –. Per questo, la diagnosi precoce e il follow-up regolare sono fondamentali per preservare la vista nel lungo periodo".

Diagnosi tardiva e rischio di disabilità visiva

Proprio la diagnosi tardiva rappresenta uno dei maggiori ostacoli nella gestione della malattia. In molti casi il glaucoma viene individuato solo quando il campo visivo è già ridotto e il danno al nervo ottico non è più recuperabile.

Una semplice visita oculistica completa potrebbe fare la differenza. È fondamentale che il controllo includa non solo l’esame del fondo oculare, ma anche la misurazione della pressione intraoculare e l’esame del campo visivo, strumenti indispensabili per intercettare la patologia in fase iniziale e avviare subito il trattamento più adeguato.

Terapie sempre più efficaci

Oggi le opzioni terapeutiche per rallentare la progressione del glaucoma sono numerose e sempre più personalizzate. L’obiettivo è ridurre la pressione intraoculare, principale fattore di rischio per il danno al nervo ottico.

"Tra le terapie disponibili vi sono colliri per ridurre la pressione intraoculare, terapie laser sempre più utilizzate e interventi chirurgici mininvasivi, anche in combinazione con la cataratta" – sottolinea il professore –. Le nuove tecnologie, come mini-stent e impianti drenanti regolabili, stanno migliorando significativamente i risultati anche nei casi più complessi".

Fattori di rischio modificabili

Accanto ai fattori di rischio come l’età e la familiarità, ne esistono alcuni su cui è possibile intervenire. Tra questi, gli specialisti segnalano l’eccessivo peso corporeo e il fumo di sigaretta, entrambi associati a un aumento della pressione intraoculare e a un peggioramento della salute oculare. Uno stile di vita sano, insieme ai controlli regolari, rappresenta quindi un alleato importante nella prevenzione e nella gestione della malattia.

Fotofobia e luce intensa: i disagi della bella stagione

Con l’arrivo della primavera e dell’estate, per molti pazienti glaucomatosi aumentano i disturbi legati alla luce. Alcuni riferiscono una marcata difficoltà a tenere gli occhi aperti nelle ore centrali della giornata, soprattutto all’aperto.

"È tutta colpa della fotofobia, uno dei sintomi più temuti e frequenti – chiarisce Quaranta – Chi ne soffre sente un forte fastidio verso la luce naturale e artificiale, difficoltà nei passaggi luce-buio e costanti abbagliamenti visivi".

Per alleviare questi disturbi Quaranta suggerisce alcuni accorgimenti pratici, come "L’utilizzo di lenti fotoprotettive, schermi solari o cappelli con apposite visiere. Piccoli accorgimenti che possono però aiutare molto nella vita di tutti i giorni".

La prevenzione resta l’arma più efficace

Nonostante i progressi terapeutici, il glaucoma rimane una malattia con cui convivere per tutta la vita. La chiave per limitare le conseguenze più gravi resta la prevenzione, basata su controlli periodici e diagnosi precoce. Una maggiore consapevolezza del rischio, soprattutto dopo i 40-50 anni o in caso di familiarità, può ridurre in modo significativo il numero di pazienti che arrivano alla diagnosi quando il danno visivo è già avanzato.

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