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Fibrosi polmonare, in Campania nasce un modello condiviso di cura

Diagnosi tardive, percorsi frammentati e accesso diseguale alle terapie: una consensus regionale prova a cambiare paradigma puntando su multidisciplinarietà e integrazione ospedale-territorio
Pneumologia

Un progetto per superare le disuguaglianze assistenziali

Un nuovo approccio alla gestione della fibrosi polmonare prende forma con il progetto Fibrosi Polmonare in Campania – Consensus Regionale IPF/PPF, che punta a costruire una rete strutturata capace di mettere al centro il paziente, superando frammentazioni e ritardi lungo tutto il percorso di cura. L’obiettivo è garantire diagnosi precoce, accesso uniforme alle terapie e continuità assistenziale, grazie all’integrazione tra specialisti e tra ospedale e territorio.

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Criticità diffuse: diagnosi tardive e scarsa integrazione

A fotografare il quadro è una survey tra specialisti campani che evidenzia un sistema ancora disomogeneo:

  • per il 58% dei clinici il principale ostacolo è l’arrivo tardivo ai centri specialistici
  • solo il 17% lavora in team multidisciplinari strutturati
  • il 67% opera in gruppi non formalizzati e l’11% solo occasionalmente
  • il 44% segnala mancanza di continuità assistenziale

Tra le soluzioni più condivise emerge la creazione di un Fibrosi Board multidisciplinare, in grado di ridurre i tempi diagnostici, migliorare l’accesso alle terapie innovative e rendere più appropriate le scelte cliniche.

Il peso della malattia e l’importanza della diagnosi precoce

La fibrosi polmonare idiopatica e le forme progressive sono patologie croniche che, senza trattamento, possono evolvere verso insufficienza respiratoria in pochi anni. In Campania si stimano 1.200-1.600 pazienti ma, con tutta probabilità, il numero reale è più alto per via dei sintomi aspecifici. Il ritardo diagnostico può arrivare fino a tre anni e mezzo, compromettendo in modo significativo la prognosi. Da qui l’urgenza di intercettare presto i segnali e avviare le terapie in modo rapido.

"La fibrosi polmonare è una malattia invisibile perché procede silenziosamente e i sintomi compaiono quando il danno è già avanzato – spiega Massimo Triggiani, responsabile Uoc Immunologia clinica e Reumatologia, AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, Salerno e professore ordinario di medicina interna all’Università degli Studi di Salerno –. Oggi abbiamo farmaci efficaci, ma è fondamentale una diagnosi precoce e un trattamento tempestivo".

La multidisciplinarietà come standard di cura

Le evidenze scientifiche indicano che la gestione multidisciplinare rappresenta il gold standard per queste patologie, soprattutto nei casi associati a malattie reumatologiche. "L'interessamento polmonare è una delle manifestazioni extra-articolari più frequenti e temute delle malattie reumatologiche come artrite reumatoide, sclerosi sistemica ed altre connettiviti. Può comparire prima, durante e dopo l'interessamento articolare impattando molto sulla prognosi e la qualità della vita del paziente reumatologico. Fondamentale è la diagnosi precoce e un percorso clinico condiviso con un lavoro in team – sottolinea Enrico Tirri, direttore Uoc Reumatologia dell’Ospedale del Mare di Napoli –. L’interazione tra pneumologo e reumatologo è cruciale per migliorare prognosi e qualità di vita". In questo scenario, diventa strategico il coinvolgimento simultaneo di più specialisti già in fase diagnostica, come indicato anche da un terzo dei medici intervistati.

Verso una rete condivisa

Tra le proposte operative emerge lo sviluppo di un modello organizzativo basato su centri Hub e Spoke, con strutture di riferimento per diagnosi e terapia collegate a presidi territoriali per il monitoraggio dei pazienti.

Accanto alla rete clinica, cresce l’esigenza di strumenti digitali: 7 medici su 10 ritengono utile una piattaforma regionale per condividere immagini diagnostiche e referti.

Innovazione, ricerca e presa in carico globale

La trasformazione non riguarda solo l’organizzazione, ma anche il ruolo strategico di ricerca e dell’innovazione. "Serve una rivoluzione dei modelli organizzativi – afferma Fabio Perrotta, professore associato Malattie dell’apparato respiratorio, Università della Campania "L. Vanvitelli", Napoli – con integrazione tra assistenza e ricerca per trasferire rapidamente le innovazioni nella pratica clinica". Un cambio di prospettiva che include anche la presa in carico globale del paziente e dei caregiver, spesso fortemente impattati dalla malattia.

Benefici clinici ed economici

Una gestione tempestiva e coordinata ha ricadute non solo cliniche, ma anche economiche. "Prendere in carico precocemente il paziente riduce i costi sanitari e migliora la qualità di vita – evidenzia Giuseppe Fiorentino, direttore Uoc Fisiopatologia Respiratoria Ospedale Monaldi (AORN Ospedali dei Colli) di Napoli –. Le forme più aggressive possono richiedere risorse fino a 2,25 volte superiori rispetto a un trattamento standard". Tra le prospettive future, anche il potenziamento dei trapianti polmonari sul territorio regionale, per limitare la migrazione sanitaria e migliorare l’accesso alle cure avanzate.

Una nuova fase per la patologia

Il progetto campano segna l’avvio di un percorso che punta a rendere strutturale la collaborazione tra specialisti, superando le attuali criticità. La sfida è ambiziosa: trasformare la gestione della fibrosi polmonare in un modello più equo, tempestivo ed efficace, dove – come sottolinea il titolo dell’iniziativa – "sono gli uomini, più degli strumenti, a fare la differenza nella terapia".

Pneumologia
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