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Medicina generale, lo SMI dopo lo stop alla riforma: "Aprire subito il confronto". Sul tavolo dieci proposte per il territorio

Il sindacato guidato da Pina Onotri accoglie con favore lo stop alla riforma della medicina generale e rilancia una piattaforma di confronto.
Sanità pubblica

Lo stop alla riforma della medicina generale apre ora una nuova fase - urgente - di confronto. È la posizione espressa dal Sindacato Medici Italiani (SMI), che invita Governo e Regioni ad avviare un percorso condiviso con i professionisti dopo le indiscrezioni sul sostanziale arenamento del progetto promosso dal Ministero della Salute.

"Apriamo subito un confronto e un percorso di ascolto con i medici e con le organizzazioni sindacali per individuare, con partecipazione, senza forzature da decreto legge, provvedimenti che valorizzino la professione dei medici e che tutelino, sempre più, la salute dei cittadini", afferma il segretario generale dello SMI, Pina Onotri.

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Secondo il sindacato, una riforma di tale portata avrebbe dovuto essere costruita con il coinvolgimento diretto della categoria. "In questi mesi lo abbiamo detto: una riforma di così vasta portata doveva essere fatta con i medici e non nonostante i medici", sottolinea Onotri.

"No a soluzioni calate dall'alto"

Lo SMI considera positivamente il mancato avanzamento del progetto e rivendica il ruolo svolto dalla mobilitazione della categoria nelle scorse settimane.

"Vorremmo ringraziare tutti i colleghi che il 28 maggio scorso a Roma, sotto le finestre del Ministero della Salute, hanno partecipato alla nostra manifestazione nazionale e che hanno contribuito al ritiro di una riforma sbagliata", afferma il segretario generale del sindacato.

Tra gli aspetti maggiormente contestati vi sono il ruolo unico della medicina generale, il cosiddetto debito orario obbligatorio e l'ipotesi di interventi legislativi su aspetti tradizionalmente disciplinati dalla contrattazione.

Le proposte per una nuova fase di confronto

Accanto alle critiche, il sindacato prova però a delineare una propria agenda per il rilancio dell'assistenza territoriale. Tra le richieste avanzate figurano il superamento del ruolo unico, il mantenimento del completamento orario su base volontaria, la difesa della quota capitaria come elemento di sostegno all'autonoma organizzazione degli studi medici e il rafforzamento delle tutele professionali, comprese ferie, maternità e riconoscimento dell'infortunio sul lavoro.

Lo SMI propone inoltre l'istituzione della scuola di specializzazione in Medicina generale, il rilancio della medicina dei servizi e l'introduzione di un contratto di dipendenza per gli specialisti in Medicina generale, temi che potrebbero entrare nel futuro confronto tra Governo, Regioni e organizzazioni sindacali.

Le Case della Comunità restano il tema più complesso

Le proposte dello SMI si inseriscono nel dibattito aperto dalle difficoltà incontrate dalla riforma Schillaci, nata anche con l'obiettivo di garantire una presenza stabile dei medici nelle Case della Comunità previste dal PNRR e dal DM77.

Se da un lato il sindacato respinge soluzioni imposte per legge e rivendica il ruolo della contrattazione, dall'altro resta aperta la questione di come rendere operative le nuove strutture territoriali. Il confronto che si apre dopo lo stop alla riforma dovrà infatti affrontare non soltanto il tema del rapporto di lavoro dei medici di famiglia, ma anche quello della sostenibilità organizzativa della medicina generale, in un contesto segnato da carenza di professionisti, aumento degli adempimenti burocratici e difficoltà nel ricambio generazionale.

È su questo terreno che si misurerà la capacità delle parti di individuare una soluzione condivisa per la sanità territoriale dei prossimi anni.

Sanità pubblica
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