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Oms Europa: entro il 2030 potrebbe mancare quasi un milione di operatori sanitari

L'OMS Europa lancia l'allarme sulla carenza di professionisti sanitari. I piccoli Paesi europei adottano un piano per rafforzare reclutamento, permanenza e benessere degli operatori.
Sanità pubblica

Entro il 2030 l'Europa potrebbe trovarsi a fare i conti con una carenza di quasi un milione di operatori sanitari. È l'allarme lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità per l'Europa in occasione del dodicesimo incontro della Small Countries Initiative, che si è svolto a Riga, in Lettonia, e che ha portato all'adozione di una dichiarazione congiunta per rafforzare la sostenibilità della forza lavoro sanitaria.

Il documento nasce dalla consapevolezza che la tenuta dei sistemi sanitari europei dipenderà sempre più dalla capacità di attrarre, formare e trattenere professionisti in un contesto caratterizzato dall'invecchiamento della popolazione, dall'aumento delle patologie croniche e dalla crescente domanda di assistenza.

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"La nostra forza lavoro sanitaria è la spina dorsale di ogni sistema sanitario", ha dichiarato Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell'OMS per l'Europa. "Nessun Paese può garantire cure di qualità, rispondere alle emergenze o costruire resilienza senza operatori valorizzati, protetti e sostenuti".

Il problema non è solo formare nuovi professionisti

Secondo l'OMS il tema non riguarda esclusivamente il numero di medici, infermieri e altri operatori da formare nei prossimi anni. Sempre più centrale diventa infatti la capacità dei sistemi sanitari di mantenere all'interno delle proprie strutture i professionisti già in attività.

"Nessuna campagna di reclutamento sarà sufficiente se non si affronta la crisi della permanenza dei professionisti nel sistema", ha osservato Kluge, sottolineando come le difficoltà di fidelizzazione rappresentino una delle principali criticità per molti Paesi europei.

L'attenzione si sposta quindi sulle condizioni di lavoro, sulle prospettive di carriera e sulla qualità dell'ambiente professionale. Elementi considerati sempre più determinanti nella scelta di restare all'interno del servizio sanitario pubblico.

Salute mentale e burnout al centro delle preoccupazioni

Uno dei temi che hanno caratterizzato il confronto di Riga è quello del benessere psicologico degli operatori sanitari. I dati della survey Mental Health of Nurses and Doctors (MeND), citati dall'OMS Europa, descrivono una situazione preoccupante. I livelli di depressione e ansia tra medici e infermieri risultano infatti fino a cinque volte superiori rispetto a quelli della popolazione generale. A questo si aggiungono episodi di aggressione, minacce e molestie che interessano una quota significativa di professionisti.

Per affrontare il problema vengono indicate diverse possibili strategie, tra cui una migliore organizzazione dei turni, la riduzione dei carichi di lavoro eccessivi, il rafforzamento del lavoro di squadra e la creazione di sistemi di supporto più efficaci per gli operatori.

La sfida delle aree periferiche

Un'altra questione affrontata durante l'incontro riguarda la distribuzione territoriale dei professionisti sanitari. Molti Paesi europei continuano infatti a registrare difficoltà nel garantire un'adeguata presenza di medici e infermieri nelle aree rurali o meno popolate. La Lettonia ha presentato una strategia nazionale che prevede incentivi economici, una migliore pianificazione delle specializzazioni e il rafforzamento del ruolo infermieristico per favorire la presenza di professionisti anche nelle regioni più periferiche.

Tra le misure illustrate figura anche lo sviluppo della figura dell'infermiere di pratica avanzata, considerata uno strumento utile per rafforzare l'assistenza territoriale e migliorare l'accesso alle cure.

Un tema che riguarda tutta l'Europa

La Dichiarazione di Riga individua alcune priorità comuni: migliorare la programmazione del fabbisogno di personale, utilizzare in modo più efficace i dati per prevedere le necessità future, adattare formazione e percorsi professionali ai nuovi bisogni di salute e sviluppare politiche in grado di contrastare la fuga dei professionisti verso altri Paesi o altri settori lavorativi.

Il messaggio dell'OMS è chiaro: la sostenibilità dei sistemi sanitari europei non dipenderà soltanto dagli investimenti tecnologici o dalle riforme organizzative, ma dalla capacità di valorizzare e trattenere il capitale umano che rappresenta il principale motore dell'assistenza. Una sfida che riguarda tanto i piccoli Paesi coinvolti nell'iniziativa quanto i sistemi sanitari più grandi e complessi del continente.

Sanità pubblica
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