
L'introduzione della formazione sull'intelligenza artificiale nell'ECM apre una questione per i medici convenzionati con il Servizio sanitario nazionale: chi sosterrà i costi dei corsi e come sarà riconosciuto il tempo necessario per frequentarli? Il Sindacato Medici Italiani (SMI) ha scritto al ministro della Salute, nella sua qualità di presidente della Commissione nazionale per la formazione continua, chiedendo garanzie per i professionisti interessati.
A rendere pubblica l'iniziativa è Pina Onotri, segretaria generale dello SMI, che richiama le disposizioni del decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179. Il provvedimento, entrato in vigore il 23 ottobre, stabilisce che i corsi di formazione continua dei professionisti sanitari comprendano percorsi dedicati all'alfabetizzazione e all'utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale.
Cosa prevede il decreto sull'obbligo ECM
L'articolo 51 del decreto individua tre ambiti della formazione: competenze tecniche, conoscenza delle norme e responsabilità deontologiche. I percorsi dovranno affrontare il funzionamento dei sistemi di IA, le loro potenzialità e i loro limiti, la disciplina europea e nazionale e le responsabilità professionali connesse all'utilizzo di queste tecnologie.
Entro sei mesi dall'entrata in vigore del provvedimento, la Commissione nazionale per la formazione continua dovrà stabilire quale percentuale dell'obbligo formativo individuale triennale destinare ai percorsi sull'IA. La quota non è dunque ancora definita. Il decreto non distingue, per questa disposizione, tra professionisti dipendenti e convenzionati. Non disciplina inoltre in modo specifico le modalità di finanziamento e il riconoscimento del tempo dedicato alla formazione dai medici che operano in convenzione con il SSN.
SMI: costi e tempi della formazione non ricadano sui convenzionati
È su questi aspetti che si concentra la lettera del sindacato. Secondo Onotri, la norma lascia aperte tre questioni che interessano gli oltre 37mila medici di medicina generale convenzionati: il trattamento dei professionisti non dipendenti, la copertura economica dei corsi e la rappresentanza sindacale nelle decisioni sull'obbligo formativo.
La segretaria generale dello SMI osserva che, mentre per i dipendenti la formazione obbligatoria può essere organizzata nell'ambito dell'attività di servizio, i medici convenzionati devono conciliare l'aggiornamento con gli impegni assistenziali e l'organizzazione autonoma del proprio lavoro.
Il sindacato richiama inoltre la clausola del decreto che prevede l'attuazione delle disposizioni senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Secondo lo SMI, in assenza di specifiche garanzie, il rischio è che i costi della formazione obbligatoria finiscano a carico dei singoli professionisti. Si tratta di una criticità segnalata dal sindacato, non di un obbligo di pagamento espressamente stabilito dalla norma. Un'ulteriore questione riguarda la composizione della Commissione nazionale per la formazione continua. Lo SMI sottolinea che le organizzazioni sindacali dei medici convenzionati non vi sono rappresentate, pur essendo direttamente interessate dalle decisioni sulla distribuzione dei crediti formativi.
La richiesta al Ministero e alle Regioni
Nella lettera al ministro, lo SMI chiede che la formazione sull'intelligenza artificiale sia erogata dal Servizio sanitario nazionale attraverso Regioni e aziende sanitarie, senza costi per i medici convenzionati.
Il sindacato propone inoltre che questo principio venga recepito in un nuovo accordo in Conferenza Stato-Regioni, così da definire un quadro applicativo comune per i professionisti interessati.
La questione resta aperta in vista delle determinazioni della Commissione nazionale. La definizione della quota ECM dedicata all'IA chiarirà il peso del nuovo percorso nell'obbligo triennale, ma non risolverà automaticamente le questioni economiche e organizzative sollevate dallo SMI, che richiedono specifiche decisioni sulle modalità di erogazione della formazione.

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