
Così, nel passaggio-chiave dell'ultima ordinanza sull'agenzia nazionale del farmaco, il gip torinese Sandra Recchione spiega perché ha accolto la richiesta del procuratore Raffaele Guariniello: sospendere per due mesi dai pubblici uffici il direttore Nello Martini e la dirigente Caterina Gualano. Ora l'agenzia è decapitata e il ministero, al quale è stata trasmesso il provvedimento, dovrà prendere provvedimenti per rimediare a un'organizzazione carente che impiegava tra i due e i sette anni ad autorizzare le variazioni necessarie a correggere gli effetti collaterali scoperti nei farmaci e dopo averle concesse lasciava ancora il tempo alle case farmaceutiche di esaurire le scorte, dai due ai cinque anni, come è stato più volte verificato nelle farmacie italiane. E se le modifiche sono arrivate in tutta fretta per 21 dei 22 farmaci che i carabinieri dei Nas hanno scelto come campioni, per altri milletrecento non c'è ancora traccia del provvedimento.
Semplice, anche se gravissimo, ritardo o corruzione? Su questo filone, come sul disastro colposo, ipotesi di reato per la quale è indagato lo stesso Martini, indaga la Procura di Roma. Ma dalle intercettazioni telefoniche che hanno alimentato un'inchiesta che dura dal 2006 emerge l'esistenza di una rete di amicizie sospette: «Questo scherzetto ci costerà l'ira di Dio», dice ad esempio l'impiegata di una casa farmaceutica al funzionario Aifa che le chiede come mai dalla confezione di uno spray nasale non sia ancora stata tolta l'indicazione di somministrarlo ai bambini con problemi di enuresi notturna, dopo la morte in Francia di un piccolo paziente. E l'uomo, comprensivo: «Vabbé, finitevi le scorte, farò finta di non vedere quelle etichette…».




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