
Lamentele che hanno origine proprio dal clima che si sta creando in corsia, tra cittadini allarmati dagli ultimi casi di presunta malasanità e i professionisti sempre più impauriti dalle denunce dei pazienti. L'Amami stima che oltre l'80% dei chirurghi ha ricevuto o riceverà almeno una richiesta di risarcimento o un avviso di garanzia per presunta malpractice durante il corso della vita lavorativa. "Considerando la durata dei processi - spiega Maggiorotti - possiamo affermare che i camici bianchi italiani trascorrano un terzo della propria vita lavorativa sotto processo. Tuttavia, l'esperienza attuale ci porta a considerare che l'80% dei processi per malpractice (a livello penale) si conclude con l'assoluzione del medico imputato". In campo civile, invece, l'80% delle domande di risarcimento viene accolta, "ma - sottolinea Maggiorotti - alla fine il risarcimento equivale al 10% della richiesta iniziale". Difficile però una quantificazione precisa. "Al momento - sottolinea il presidente dell'Amami - non esistono dati reali sull'argomento. Gli unici dati disponibili provengono dall'Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici) che considera sinistro ogni semplice richiesta di risarcimento o informazione di garanzia a prescindere dalla colpevolezza del medico. Altri dati sono forniti dal Rapporto Pit Salute del Tribunale del malato che raccoglie esclusivamente le segnalazioni dei pazienti anno per anno, rivolte a strutture sanitarie o singoli operatori medici e paramedici". Troppo poco per l'Amami, che chiede l'istituzione di un Osservatorio dell'errore e del contenzioso paziente-medico. "Siamo in costante contatto con il ministero della Salute per cercare di creare questo Osservatorio. Solo così - sottolinea Maggiorotti - si potranno ottenere i primi dati reali del fenomeno". Ma l'associazione chiede anche l'assicurazione obbligatoria per le strutture sanitarie, e l'introduzione di una norma che renda obbligatorio il ricorso preventivo per risolvere queste controversie al di fuori delle aule dei tribunali. Secondo gli ultimi dati dell'Ania, l'ammontare delle denunce e le relative aperture delle pratiche di risarcimento dei sinistri in area medica (contro Asl e singoli medici) è passato da 9.567 del 1994 a 29.597 del 2008. Circa il 200% in più. Una crescita esponenziale accompagnata da quella parallela dei premi assicurativi pagati da Asl e medici, passati dai 35 milioni del '94 ai 453 milioni del 2007. Sempre secondo l'Ania, oltre all'aumento del numero delle denunce, si è registrato anche un allungamento dei tempi necessari per arrivare alla definizione del sinistro, a causa dei frequenti contenziosi giudiziari e del periodo necessariamente lungo per avere una valutazione completa e definitiva dell'eventuale lesione fisica subita. Per arrivare ad almeno il 95% dei sinistri liquidati devono infatti passare circa 15 anni dalla data di protocollazione (cioè dall'anno in cui l'assicurazione viene a conoscenza del danno). Per i sinistri denunciati nel 2008, meno del 10% è stato liquidato a oggi.




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