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Quando il medico si ammala: fine di una professione insoddisfacente

Professione

Questo il ritratto professionale e psicologico del medico ospedaliero che emerge dall’indagine realizzata da Anaao Giovani su un campione di quasi 2000 risposte, suddivise per aree geografiche e per età (clicca qui per leggere il documento completo).
Ma non è tutto. Questo stile di vita, professionale e personale, porta inesorabilmente il medico a trasformarsi in malato con pesanti ripercussioni sulla sua salute fisica e mentale. Dall’indagine emerge infatti che oltre a soffrire di malattie cardiovascolari e metaboliche, presenta rilevanti disturbi del sonno e psicologici.

In questi ultimi anni caratterizzati da cospicui tagli finanziari, il medico si trova sempre più isolato e privo di quel ruolo sociale goduto nel passato, a difendere il diritto fondamentale alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Stretto in una morsa che lo vede, da una parte, subire imponenti riorganizzazioni sanitarie che falciano ospedali, posti letto, organici, con dichiarazioni di esuberi che bloccano la possibilità di nuove assunzioni, dall’altra spettatore di bombardamenti mediatici che annunciano come nel SSN si annidino imponenti sprechi, ma senza indicare le reali possibilità di recupero di tali risorse. Ai medici viene richiesto di operare senza supporti tecnologici, organizzativi e logistici adeguati, se si  pensa che in altri paesi europei, come la Germania o la Francia, l'investimento nel sistema sanitario è di 30 miliardi di € superiore e la dotazione di posti letto arriva al 6-8 per 1000 abitanti. I politici che “urlano” alla medicina difensiva e alla mala gestione come fenomeni da contrastare per recuperare risorse, non possono esimersi dal denunciare anche le proprie di responsabilità, come la mancata legiferazione in tema di responsabilità professionale, accettando con coraggio che tali risorse dovrebbero essere, magari, reinvestite per l'ammodernamento strutturale e tecnologico del sistema sanitario e in capitale umano che ne rappresenta il bene più importante ed insostituibile. 

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“Si apre uno spazio inedito per l’attività sindacale – commenta Costantino Troise, Segretario Nazionale Anaao Assomed - chiamata a collocare la politica del miglioramento delle condizioni di lavoro  in un contesto generale, al di fuori della logica di aspetto settoriale, cogliendo il nesso teorico e pratico tra contenuti e modalità lavorativi e ruolo politico e sociale. E’ in gioco anche la nostra salute e la nostra vita, non solo professionale”.

 

Il documento integrale

 

fonte: anaao

Professione
Commenti
AA
Alessandro Arata
lo scontento che aleggia dovrebbe essere un serio argomento di riflessione per nostri sindacati !! Chi se non loro avevano il dovere, il potere e le possibilità di contrastare la situazione che nel corso dei decenni si è andata a realizzare.
Rispondi
16/04/2015 12:13
SB
Siham Bouanani
la classe medica è alo sbraglio, ormai tutti decidono per noi..politici, associazioni, pazienti..ci vuole un momento di riflessione su dove stiamao andando
Rispondi
15/04/2015 14:28
DA
Domenico Alfieri
Siamo un paese di esperti, professori, scontenti, mugugnatori e nei "social" non si fa altro che leggere lamentazioni a vario argomento. Fin qui tutto bene, ma quando faremo qualcosa di concreto? A lamentarci siamo tutti capaci, a prendere in mano le situazioni pare che nessuno lo voglia fare, soprattutto dove si dovrebbe. Continueremo a lamentarci, aspettando qualcosa che non verrà mai.
Rispondi
15/04/2015 08:03

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